Le recenti dichiarazioni di Vitantonio Liuzzi, commissario aggiunto nei weekend di Formula 1, in merito a Max Verstappen fanno riflettere. Secondo l'ex pilota di Toro Rosso e Force India, il campione del mondo olandese rende la vita difficile agli steward. Quando devono gestire un incidente, riesce sempre a stare al limite con il suo posizionamento. Con lui è tutto complicato da analizzare e mette la direzione gara in situazioni complesse da valutare, mentre molto spesso gli altri incidenti sono più chiari e semplici da gestire. Se alcune manovre borderline, a inizio carriera, erano considerate figlie dell'esuberante strafottenza di un campione consapevole dei propri mezzi, con il passare degli anni la sicurezza nelle proprie capacità è diventata un'abile lettura del regolamento.
Parliamo di un fuoriclasse che ha messo così in difficoltà la Federazione Internazionale da obbligarla a definire delle prescrizioni ad hoc in relazione alla sua condotta di guida. Anche nelle manovre più ruvide è consapevole del sottile confine tra il lecito e ciò che può essere interpretato. In alcuni casi ha accettato scientemente di prendere penalità pur di massimizzare il risultato del weekend. Solo una valutazione superficiale può derubricare alcune manovre di Max a stupide scorrettezze. Probabilmente la ruotata a George Russell nel Gran Premio di Spagna dello scorso anno è un antico riflesso irrazionale, dettato dalla frustrazione di aver perso un podio importantissimo nelle battute finali della gara.
Il figlio di Jos fa parte del ristretto novero di piloti in grado di agire nelle zone grigie del regolamento sportivo, proprio come hanno fatto prima di lui Ayrton Senna e Michael Schumacher. La squalifica del fuoriclasse brasiliano a Suzuka nel 1989, per essere rientrato in pista tagliando la chicane dopo l'incidente con Prost, spinse la FIA a irrigidire le regole sul rientro sicuro in pista e sul rispetto dei limiti del tracciato. Anche episodi come i multipli cambi di traiettoria e le "chiusure" in staccata contro Alain Prost contribuirono, nel tempo, a codificare i canoni di correttezza oggi noti come Driving Standards.
Lo stesso vale per Schumacher, protagonista di numerose manovre controverse. Partendo spesso in prima fila o dalla pole position, Michael era solito stringere con decisione l'avversario verso il muretto o fuori dalla pista, una manovra nota come "taglio di Schumacher". Questo spinse i commissari a chiarire e rafforzare le linee guida sull'articolo relativo al comportamento in pista e all'obbligo di lasciare lo spazio di almeno una vettura ai margini del tracciato.
Come non ricordare il sorpasso ai danni di Alonso all'ultimo giro in regime di Safety Car. Al rientro della vettura di sicurezza all'ultimo giro, Schumacher superò Fernando Alonso appena prima del traguardo sfruttando una zona grigia del regolamento. Fu penalizzato. L'Articolo 40.13 del regolamento sportivo della FIA venne così blindato: quando una gara termina in regime di Safety Car, questa rientra ai box alla fine dell'ultimo giro, ma è assolutamente vietato effettuare sorpassi fino alla bandiera a scacchi.
Qualche anno prima, il goffo parcheggio alla Rascasse venne punito con la retrocessione in fondo alla griglia. Fu infatti introdotta la facoltà per i commissari di cancellare tutti i tempi di qualifica a un pilota ritenuto colpevole di aver causato intenzionalmente una sospensione o una bandiera gialla nella sessione. Tuttavia, anni dopo, una manovra simile effettuata da Nico Rosberg non venne sanzionata e consentì al pilota tedesco di conquistare la pole position.
Tornando ai nostri giorni, lo status raggiunto da Verstappen non è solo figlio del suo smisurato talento, ma anche dell'abile interpretazione del regolamento sportivo che, al pari dei suoi illustri predecessori, ha obbligato la FIA in più di una circostanza a correre ai ripari.