La Ferrari era una delle protagoniste più attese chiamate ad affrontare la rivoluzione regolamentare inaugurata con la stagione di Formula 1 in corso, giunta ormai al giro di boa.
La pausa estiva rappresenta un primo momento di riflessione sul progetto SF-26 e sul lavoro svolto dal gruppo di tecnici guidato dal Direttore Tecnico Loïc Serra.
L’esperto tecnico francese fu chiamato da Frédéric Vasseur nel 2024 alla guida dei tecnici di Maranello, responsabilità che assunse alla fine dello stesso anno subentrando a Enrico Cardile.
Tralasciando la complicata stagione 2025, nella quale dovette presumibilmente ambientarsi e impostare il proprio metodo di lavoro, è giusto valutare l’operato di Serra sulla base di quanto visto in questa prima parte di campionato.

In un’intervista apparsa recentemente su Autosprint, il Direttore Tecnico della Ferrari ha innanzitutto evitato bilanci affrettati, dichiarando:
“Siamo solo a metà campionato ed è troppo presto per arrivare a conclusioni. La cosa della quale sono soddisfatto è la dinamica all’interno del team. Le squadre progrediscono a step e quando una macchina porta sviluppi, di solito fa un passo avanti rispetto alle dirette concorrenti e viceversa. Per questo motivo penso che solo a fine campionato potremo avere un riferimento e darci un voto. In F1 chi non è focalizzato sul domani è inesorabilmente destinato a soccombere”.
Serra ha evitato di addossarsi il merito di quanto di buono fatto dalla SF-26 fino a qui, rifiutando di etichettare la monoposto 2026 come “la sua prima Ferrari”. Rendendo omaggio al lavoro svolto da tutti i tecnici di Maranello, ha dichiarato:
“Non considero affatto mia questa Ferrari perché è il risultato del lavoro di una grande squadra fatta di tante professionalità. Chiaramente, per me è la monoposto sulla quale ho dedicato maggiori energie da quando sono a Maranello, anche perché è una monoposto completamente nuova che apre una nuova fase regolamentare, per la quale siamo dovuti partire da un foglio bianco.”
Interrogato in merito a cosa manchi alla SF-26 per sfidare la concorrenza, con particolare riferimento alla Mercedes, che si sta dimostrando estremamente competitiva, il tecnico di Nancy ha descritto la sua filosofia:
“Non c'è un'area di sviluppo specifica che è predominante sulle altre. Queste macchine sono un immenso compromesso. Ogni minimo pezzettino conta e va ottimizzato. Noi non ragioniamo in termini esclusivamente di aerodinamica, di sospensioni o di raffreddamento, ma sull’interazione delle varie componenti, collegate da una sorta di effetto a catena. Quando lei mi chiede dove lavorare per migliorare una monoposto, per me si traduce in una serie di tessere di un puzzle che devono combaciare sempre. Quando si tocca l'aerodinamica, serve coinvolgere anche la meccanica. È tutto interconnesso. C'è un obiettivo complessivo, ma non legato a una singola parte.”
Risulta infine innegabile che Ferrari abbia portato in pista alcune soluzioni tecniche estremamente innovative che sono state fin da subito al centro dell’attenzione della concorrenza, diventando spesso una chiara fonte di ispirazione.
Serra si è detto felice che le idee nate a Maranello abbiano avuto successo, soprattutto per i propri collaboratori. Queste le sue parole al riguardo:
“L'adozione di un nuovo regolamento lascia, nelle fasi iniziali, un maggior margine di iniziativa che, in seguito, tende a plafonarsi. Sono contento per le persone che hanno avuto le idee che poi abbiamo sviluppato, più che per me. Si è creato un circolo virtuoso internamente che è molto importante lungo tutta la catena di sviluppo e produzione. Anche qui, non voglio prendermi meriti.
Il lavoro di squadra è la parte più bella del mio lavoro.”
Foto copertina: Luca Martini / WHYOUT Media
Foto interna www.ferrari.com
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