Il weekend di Zandvoort ha dato a Cadillac qualcosa che la squadra inseguiva da mesi: la prova concreta che la crescita non è un’illusione, ma è assolutamente reale. Non si tratta di un risultato strabiliante, ma rappresenta un passo avanti costruito con metodo e lucidità. Ed è in quest’ottica che Monza rappresenterà una vera prova per il team: un tracciato che non perdona, che mette a nudo i limiti aerodinamici della MAC-26 e che costringerà la squadra a trasformare ogni giro in uno strumento per compiere i passi avanti che vuole raggiungere.

Zandvoort non ha regalato a Cadillac un risultato straordinario, ma ha offerto qualcosa di più prezioso: la sensazione di essere finalmente dentro la lotta del centro gruppo. Marcin Budkowski lo racconta con un tono che non cerca trionfalismi, ma equilibrio. Infatti, la squadra ha mostrato di poter competere con nomi affermati e questo — per un team al debutto — è già un segnale forte.
«Abbiamo dimostrato di poter competere con alcuni nomi affermati nella parte bassa del gruppo.»
Non è una frase di circostanza, quanto piuttosto la fotografia di un weekend in cui Cadillac ha trovato ritmo, ordine e direzione. Ma Budkowski non si lascia trascinare dall’entusiasmo: la crescita va protetta, non celebrata. E Monza, con le sue velocità estreme, non è il luogo ideale per farlo.
«Monza sarà probabilmente una prova più difficile… la velocità massima richiesta non gioca a favore dei nostri attuali punti di forza.»
È attraverso le parole del suo TP che si capisce quanto la Cadillac sia cresciuta da marzo a oggi, ma senza illudersi. Per questo la strategia che si intende adottare risulta chiara: puntare a un weekend pulito, senza intoppi, in cui ogni giro diventa un investimento sul futuro.
«La nostra priorità è sfruttare al massimo il nostro pacchetto, imparare da ogni giro e utilizzare queste conoscenze per accelerare il nostro sviluppo.»
Dentro questa visione si inserisce anche la presenza di Colton Herta in FP1, un tassello che non riguarda solo il weekend, ma il percorso di crescita della squadra in ottica futura.
«Non vedo l’ora di assistere alla sessione di FP1 di Colton e di sentire il suo punto di vista sulla sfida unica che rappresenta Monza.»
Questo perché Herta rappresenta una visione fuori dal coro: un pilota che corre in F2, ma ha visto la realtà dell’IndyCar e, per questo, la sua opinione può tenere in considerazione aspetti fino a ora non rilevanti.
La FP1 di Colton Herta sarà uno dei momenti più interessanti del weekend non solo perché il pilota americano continua il suo percorso di integrazione nel team, ma perché Monza gli offrirà una vettura completamente diversa da quella che ha guidato a Barcellona e Budapest. Herta lo sa e lo racconta con lucidità tecnica: la MAC-26, con un assetto da bassa resistenza all’avanzamento, diventerà più instabile, più nervosa, più difficile da interpretare.
«Con la vettura assettata per una bassa resistenza aerodinamica sarà più instabile… servirà maggiore precisione nei punti di frenata e nel superare i cordoli.»
Non è una semplice descrizione tecnica: è la definizione di Monza, ovvero un circuito che non perdona esitazioni, che richiede coraggio e pulizia, che mette a nudo i limiti di ogni pacchetto aerodinamico.
«Sono entusiasta di poter dare il mio contributo al weekend di gara e allo sviluppo della squadra.»
Checo Pérez, che tornerà in macchina dopo aver ceduto la FP1 a Herta, porta invece un punto di vista emotivo: Monza è un luogo che conosce, che gli ha dato risultati, che lo lega a questo tracciato.
«È sempre un piacere tornare a Monza… è un posto speciale.»
Ma anche lui, come Budkowski, non si illude:
«Sappiamo che alcune caratteristiche di Monza metteranno alla prova gli aspetti in cui il nostro pacchetto non è al massimo.»
La sfida non è vincere: è capire cosa funziona, cosa manca e cosa si può imparare. Infatti, Valtteri Bottas chiude il quadro con un tono diverso, più personale, più legato alla storia:
«Monza mi ha sempre portato fortuna… gareggiare qui è un’emozione autentica.»
Eppure, anche lui riporta tutto alla realtà: il ritiro a Zandvoort è stato doloroso, ma utile per capire in ottica futura:
«Come squadra abbiamo tratto importanti insegnamenti… e non vediamo l’ora di metterli in pratica.»
Cadillac entra nel weekend di Monza con un’identità più definita di quanto avesse non solo a inizio stagione, ma addirittura fino a una gara fa. Infatti, Zandvoort ha mostrato che la squadra può crescere, mentre Monza mostrerà quanto può maturare e quanto può raggiungere in questa stagione.
Foto copertina x.com
Foto interna x.com
Tutte le news, le foto, il meteo, gli orari delle sessioni ed i tempi del Gran Premio d'Italia 2026