Monza e aerodinamica attiva: addio a una epoca tecnica
Monza ha sempre ispirato soluzioni aerodinamiche estreme per ridurre la resistenza sui rettilinei. L'aerodinamica attiva potrebbe però archiviare per sempre l'estro di queste configurazioni dedicate.

02/09/2026 08:00:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Il fine settimana del Gran Premio d'Italia a Monza è stato, storicamente, un appuntamento molto speciale per i tecnici di tutte le scuderie.

I lunghi tratti rettilinei del tracciato brianzolo hanno rappresentato, da sempre, un terreno di sfida tecnica unico nel panorama del mondiale di Formula 1, tanto che quasi sempre le vetture erano dotate di configurazioni aerodinamiche dedicate solo a questo tracciato.

Per ridurre al minimo la resistenza aerodinamica e massimizzare la velocità di percorrenza sui rettifili, le ali anteriori e posteriori venivano adattate riducendo al massimo incidenza, curvatura e corda.

L'epoca degli sviluppi dedicati al solo tracciato di Monza

Tutti i team, in maniera più o meno specifica, preparavano un cosiddetto “pacchetto Monza”, che spesso comprendeva anche ardite e interessanti soluzioni che, in funzione della loro efficacia, venivano utilizzate in gara oppure scartate.

In tal senso, il caso più eclatante è forse quello riguardante la Williams FW19.

Nel 1997, infatti, la storica scuderia britannica testò proprio a Monza un'ala posteriore caratterizzata dal solo profilo inferiore fissato alla struttura deformabile collegata al cambio, senza alcun profilo superiore (video).

L’estrema configurazione non venne mai utilizzata in gara, ma rimane un esempio della creatività messa in campo nella spasmodica ricerca della maggiore velocità di punta sui rettilinei di Monza.

Senza arrivare a tali estremi, vanno ricordate le tante soluzioni con flap superiore monoplano, una su tutte quella adottata dalla Renault R26, campione del Mondo Piloti e Costruttori, che era dotata di un unico profilo quasi neutro al centro e leggermente spiovente ai lati.

In tempi più recenti, Red Bull corse nel 2024 con un'ala standard vistosamente tagliata per ridurne la corda in alcuni punti strategici.
L'anno scorso, lo stesso Verstappen vinse il Gran Premio d'Italia con un'ala posteriore sempre scaricata nella parte centrale, ma partendo da un'ala da basso carico ulteriormente estremizzata.

Monza e aerodinamica attiva: addio a una epoca tecnica

Si chiude un'epoca tecnica

L’attuale regolamento, caratterizzato dalla ripartizione paritaria tra potenza elettrica e termica, dalla spasmodica ricerca di energia per la ricarica della batteria e che ha condotto all’introduzione dell'aerodinamica attiva, potrebbe rendere superflue le configurazioni dedicate a questo particolarissimo tracciato.

La presenza della modalità Straight Line Mode, che modifica drasticamente l’incidenza alare dei profili su entrambi gli assi della monoposto, permette sulla carta la convivenza di una condizione di adeguato carico aerodinamico nelle curve e di bassissima resistenza aerodinamica sui rettifili.

Soluzioni a bassa incidenza sono quindi superflue o addirittura svantaggiose nell’attuale quadro regolamentare.

Bisogna quindi rassegnarsi a dire addio ai cosiddetti “pacchetti Monza” e, forse, anche a tante soluzioni fantasiose che rimangono una prerogativa del solo Gran Premio di Monaco, nel quale quest'anno non sono mancate soluzioni specifiche proprio perché dirette all'obiettivo opposto, ovvero cercare maggiore deportanza.

Foto interna www.redbullcontentpool.com

Foto copertina www.ferrari.com

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