Ferrari FTM
03/09/2026 17:00:00 Tempo di lettura: 3 minuti

Nel corso della prima giornata di attività del Gran Premio d’Italia presso l’autodromo di Monza, tutti i team hanno iniziato l’allestimento delle proprie vetture per il velocissimo tracciato brianzolo.

Dal momento che l’avvento dell’aerodinamica attiva ha fatto sparire le novità dedicate a questo particolare tracciato, soprattutto per quanto riguarda le ali anteriori e posteriori, rimaste perlopiù simili a quelle utilizzate in Belgio, i tecnici hanno focalizzato l’attenzione sui dettagli.

Il diavolo nei dettagli

È il caso della Ferrari, che ha adattato alle esigenze del tracciato lombardo il profilo alare posto in corrispondenza dell’uscita del terminale di scarico e che ne devia il flusso verso l’alto.

Il profilo che gli uomini di Maranello hanno sapientemente integrato nella zona terminale della monoposto sin dall’inizio della stagione, denominato FTM (Flick Tail Mode), è stato modificato sia lateralmente, riducendo l’ampiezza delle due superfici ricurve ai lati dello scarico, sia nella parte centrale, nella quale è stata aperta una vistosa feritoia verticale.

La riduzione dell’apertura delle due alette laterali, private anche delle due paratie verticali di cui sono normalmente dotate, ha uno scopo ben intuibile: ridurre la resistenza all’avanzamento, rinunciando a una certa quota di deportanza.

La feritoia non ha uno scopo aerodinamico

L’idea legata alla feritoia centrale ha invece, a parere di chi scrive, uno scopo leggermente più articolato.
Chiaramente, aprire la feritoia in questione comporta una riduzione della funzione alare del profilo, ma non è questo l’effetto più importante.

Il vero vantaggio potrebbe consistere nell’abbattere la contropressione che il sistema FTM crea in corrispondenza della sezione di scarico.
La presenza dei due piccoli profili posti superiormente, in orizzontale, in corrispondenza dei due bordi d’uscita sembra avere lo scopo di forzare una maggiore quota dei gas di scarico a rimanere nella zona bassa per potersi incanalare più facilmente proprio all’interno della feritoia.

Il sistema ideato dagli uomini di Maranello ha il vantaggio di potenziare l’effetto deportante di tutto il sistema dell’aerodinamica posteriore della SF-26, ma ha la controindicazione di penalizzare leggermente il rendimento del motore endotermico.

Liberare lo scarico permette una minore contropressione nei collettori di scarico: il gas incontra meno resistenza in uscita, diminuisce il lavoro di pompaggio sui pistoni nella fase di espulsione dei gas esausti e permette di recuperare una piccola quota di efficienza dal motore a combustione interna che, sul veloce tracciato di Monza, contribuisce a migliorare la performance della Power Unit.

In quest’ottica, Monza richiede sempre le stesse caratteristiche: i regolamenti hanno cambiato il modo in cui queste vengono brillantemente interpretate.

Foto di copertina di Luca Martini / WHYOUT Images

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