La FIA gela Briatore: «Alpine poteva contestare, non lo ha fatto»
05/09/2026 13:25:00 Tempo di lettura: 5 minuti

La battaglia legale sul risultato del Gran Premio di Monaco ha ormai superato i confini della pista. Dopo la decisione della Corte d'Appello Internazionale di ripristinare le penalità inflitte a Pierre Gasly, togliendo nuovamente il podio al pilota Alpine, Flavio Briatore ha deciso di alzare ulteriormente i toni, arrivando a mettere pubblicamente in discussione l'imparzialità di uno dei giudici coinvolti nel procedimento.

Un'accusa pesantissima, che inevitabilmente ha provocato la reazione della McLaren e, poche ore più tardi, quella della stessa Corte d'Appello Internazionale della FIA. Il punto, però, non è criticare una sentenza: quello è perfettamente legittimo. Il problema nasce quando, senza portare pubblicamente elementi concreti, si passa dalla contestazione della decisione al sospetto sull'integrità di chi quella decisione l'ha presa.

Andrea Stella aveva già risposto duramente alle parole del manager italiano, definendo sostanzialmente «offensivo» il tentativo di collegare McLaren al giudice chiamato a pronunciarsi sul caso. Questa mattina è arrivata anche una risposta ufficiale della Corte, che difficilmente potrebbe essere più chiara.

«I tribunali FIA sono a conoscenza dei commenti pubblici che mettono in discussione l'indipendenza e l'imparzialità dei giudici del collegio che ha deciso il caso», si legge nella nota. La Corte ha quindi ricordato che nomina e partecipazione dei giudici sono avvenute secondo le procedure FIA e secondo standard ispirati alle linee guida internazionali sui conflitti d'interesse.

Ma nella risposta c'è soprattutto un passaggio che pesa parecchio sulle dichiarazioni di Briatore. La FIA precisa infatti che Alpine non aveva sollevato alcuna obiezione durante l'udienza.

«Sia all'inizio sia alla conclusione dell'udienza, le parti sono state invitate a sollevare eventuali questioni riguardanti il procedimento o la composizione della Corte. Nessuno lo ha fatto. Nessuna obiezione è stata sollevata durante l'udienza», ha precisato la Corte.

Ed è proprio qui che la posizione di Briatore diventa difficile da difendere. Se esistevano dubbi sull'indipendenza di un giudice, il momento per contestarne la presenza era quello previsto dal procedimento, non dopo una sentenza sfavorevole. Farlo soltanto dopo aver perso il ricorso rischia inevitabilmente di trasformare una legittima contestazione sportiva e giuridica in qualcosa di molto diverso.

Ancora più discutibile è che accuse di questa portata arrivino proprio da Briatore. Non perché il suo passato debba impedirgli di esprimere un'opinione, ma perché la Formula 1 conserva una memoria piuttosto lunga. Il nome dell'attuale executive advisor Alpine resta inevitabilmente legato al Crashgate di Singapore 2008, uno degli scandali più gravi nella storia recente, che portò alla sua uscita dalla Renault e a una controversa vicenda disciplinare con la FIA.

Prima ancora, negli anni Benetton, Briatore aveva attraversato una delle stagioni più controverse della Formula 1 moderna: il 1994, segnato dalle verifiche sulla monoposto di Michael Schumacher, dal caso del software di launch control trovato nel sistema della B194 e dall'incendio ai box di Hockenheim, dopo il quale emersero irregolarità legate al sistema di rifornimento. Episodi differenti, con responsabilità e conclusioni sportive differenti, che non possono essere sommati superficialmente né trasformati in una condanna personale. Ma rappresentano comunque un passato che dovrebbe suggerire una certa prudenza quando si decide di mettere pubblicamente in dubbio l'integrità delle istituzioni sportive.

Briatore può contestare la decisione su Gasly, può considerarla sbagliata e può difendere Alpine con tutta la durezza che ritiene necessaria. Ma insinuare un problema di imparzialità è un altro livello. E se si sceglie quella strada, servono fatti particolarmente solidi.

Per il momento, invece, il fatto più concreto lo ha messo nero su bianco proprio la Corte: Alpine ha avuto la possibilità di contestare la composizione del collegio e non lo ha fatto quando poteva farlo.

La sensazione è quindi che Briatore, nel tentativo comprensibile di difendere la propria squadra dopo una decisione molto pesante, abbia questa volta superato il limite. In Formula 1 le sentenze possono essere discusse, anche duramente. Insinuare senza dimostrare è un'altra cosa.

Lo statement FIA ribadisce che nomina e partecipazione dei giudici avvengono secondo le procedure FIA e secondo criteri ispirati ai più elevati standard internazionali sui conflitti d'interesse. Ogni giudice, inoltre, è tenuto a dichiarare eventuali interessi e a sottoscrivere per ciascun procedimento una specifica dichiarazione di indipendenza.

La FIA aggiunge inoltre che la presenza nei collegi di giudici provenienti da differenti contesti culturali e geografici è considerata una garanzia ulteriore di equità e indipendenza, e chiude distinguendo nettamente due piani: una sentenza può essere criticata e interpretata diversamente nel merito giuridico, ma la Corte afferma di avere piena fiducia nella correttezza del procedimento e nell'integrità dei propri giudici. È una risposta istituzionale, ma tutt'altro che neutra nei confronti della polemica: criticare il verdetto è legittimo, mettere in dubbio chi lo ha pronunciato richiede evidentemente qualcosa di più di un sospetto espresso dopo aver perso il ricorso.

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