Kimi come Senna? Wolff si emoziona, ma continua a proteggerlo
06/09/2026 18:20:00 Tempo di lettura: 5 minuti

Monza oggi era tutta rossa, come sempre, come era ovvio, ma per una volta quel rosso sembrava aver dimenticato la Ferrari. Il disastroso risultato delle monoposto di Maranello è quasi passato in secondo piano quando dalle tribune si è alzato un boato per festeggiare un ragazzo italiano capace di trasformare una domenica che sembrava compromessa in qualcosa di indimenticabile.

Andrea Kimi Antonelli, partito dalla diciannovesima posizione, ha vinto il Gran Premio d'Italia con una Mercedes. E vedere il popolo ferrarista esultare per la vittoria della rivale di sempre ha creato un'atmosfera strana e meravigliosa, una di quelle che probabilmente soltanto Monza può regalare.

In mezzo a quella marea rossa c'era un uomo che osservava tutto con un'emozione difficile da nascondere. Perché ci sono vittorie che appartengono a chi taglia per primo il traguardo e altre che raccontano anche la storia di chi, molto prima degli altri, aveva deciso di crederci. Quella conquistata oggi da Antonelli porta inevitabilmente anche la firma di Toto Wolff.

Il Team Principal della Mercedes lo aveva scelto quando sembrava quasi impossibile farlo. Aveva deciso di affidargli il sedile lasciato libero da Lewis Hamilton, un sette volte campione del mondo, quando Kimi aveva appena 18 anni e pochissima esperienza. Lo aveva difeso dopo gli errori, protetto nei momenti più complicati e sostenuto quando qualcuno iniziava a chiedersi se quel salto non fosse stato troppo grande.

Oggi, dopo una rimonta e una vittoria destinata a entrare nella storia della F1, Wolff potrebbe finalmente godersi la sua scommessa vinta. E invece continua a fare esattamente quello che ha fatto fin dall'inizio: proteggere Kimi. Questa volta dai complimenti, dalle lusinghe, dai pericolosi confronti.

Quando gli viene ricordato che Nico Rosberg ha accostato Antonelli a nomi come Senna, Hamilton e Verstappen, Wolff sorride e prova immediatamente a spegnere l'entusiasmo italiano: «Voi [la stampa italiana] siete sempre tanto excited, eccitati. Noi siamo un po' più pragmatici. C'è un lungo percorso per essere Senna. Lui ha tutto il potenziale per essere un grande, ma oggi ha fatto un lavoro fantastico».

Parole prudenti, pronunciate però da un Wolff visibilmente emozionato. Perché Toto, in realtà, aveva capito già sabato che qualcosa di speciale potesse accadere: «Ho creduto che fosse possibile quando l'ho visto ieri, nella psicologia, nella dinamica del corpo. L'obiettivo per oggi era vincere, e l'ha fatto».

C'è poi un aspetto che forse spiega ancora meglio perché Antonelli, nonostante tutto quello che gli sta accadendo attorno, continui a sembrare sorprendentemente naturale. Come abbiamo notato durante la round table con i media e come ha fatto notare anche Vicky Piria intervistando Wolff, prima della gara Kimi appariva quasi come un ragazzino pronto a divertirsi in una gara di kart. Nessuna tensione apparente, nessun peso sulle spalle nonostante dovesse partire dal fondo davanti a decine di migliaia di italiani che aspettavano qualcosa da lui.

Wolff riconosce proprio in questa capacità una delle qualità più importanti del suo pilota: «È esattamente così. È la maniera di gestire la pressione, ma anche di rimanere cool, di separare le cose, di avere il focus quando bisogna averlo, senza mettersi troppa pressione. Anche il fatto che sia tanto giovane lo aiuta un po'».

E forse il dettaglio più significativo arriva parlando della scelta Mercedes di cambiare la power unit proprio a Monza, condannandolo alla partenza dalla P19. Una decisione pesantissima per un pilota italiano nel suo Gran Premio di casa, ma accettata senza protestare. Wolff ha raccontato di aver parlato anche con Marco Antonelli, papà di Kimi, alla vigilia della gara. La risposta è stata semplicissima: «Domani va». Quasi una previsione.

Ma il momento più intenso dell'intervista a Sky Sport F1 Italia arriva quando Carlo Vanzini ricorda a Wolff da dove è iniziata questa storia. Due anni fa, proprio a Monza, Antonelli era salito sulla Mercedes nelle FP1 e dopo pochi minuti aveva distrutto la monoposto alla Parabolica. Quell'incidente era diventato immediatamente il simbolo utilizzato da chi considerava prematura la scelta di Wolff.

Oggi Kimi è tornato nello stesso luogo e ha completato il viaggio più bello possibile.

«È un cerchio che si chiude», ha ammesso Wolff. «Ha cominciato qua con un momento molto difficile e due anni più tardi vive un momento di gloria. Un momento che non potrebbe essere più bello. Per me è anche un po' una rivendicazione. Oggi abbiamo dimostrato la ragione per la quale l'abbiamo messo in macchina, perché è uno dei migliori che abbiamo».

Ed è probabilmente proprio questa la frase che racconta meglio la giornata di Toto Wolff. Non Senna, non Hamilton, non Verstappen. Non ancora, almeno. Mentre attorno ad Antonelli iniziano inevitabilmente paragoni enormi, Wolff continua a tenergli i piedi per terra e a lasciargli il tempo di diventare semplicemente Kimi.

Due anni fa Toto Wolff aveva messo in macchina un diciottenne che pochi minuti dopo sarebbe finito contro il muro della Parabolica. Poi gli ha affidato il posto di Hamilton, ha incassato le critiche, lo ha protetto e ha continuato a ripetere che il talento avrebbe avuto bisogno di tempo.

Oggi Antonelli è partito diciannovesimo e ha vinto il Gran Premio d'Italia. Ha ragione Wolff a non voler ancora sentir parlare di Senna. Ma a Monza, almeno per un pomeriggio, la sua scommessa è diventata una meravigliosa certezza.

Foto di copertina di Luca Martini / WHYOUT Images

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