Una rondine non fa primavera (o forse sì)
10/09/2026 16:45:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Se da una parte l'Italia sorride per il successo di Antonelli a Monza, non si può affermare lo stesso per l'altra faccia della medaglia, vale a dire la Ferrari. Il tracciato brianzolo ha chiaramente messo a nudo (come previsto) tutti i limiti dell'unità motrice di Maranello. Giudicare è sacrosanto, ma bisogna prestare sempre attenzione a non cadere nell'eccesso. Tradotto: la SF-26 post-Barcellona era una vettura da Mondiale, la SF-26 post-Monza è ormai stata etichettata come progetto fallimentare. Ecco, secondo chi scrive, la verità sta invece nel mezzo.

Nel complesso la monoposto del Cavallino Rampante gode di un ottimo telaio che deve però fare i conti con un motore non all'altezza - perciò sono già saltate parecchie teste del reparto Power Unit e altre ne salteranno - che nel corso del weekend italiano ha mostrato il già noto deficit rispetto a Mercedes e Red Bull-Ford, ma ciò che non va comunque dimenticato è che Monza esaspera caratteristiche che altrove hanno un peso decisamente inferiore.

ADUO-2 secondo aspettative

L'upgrade atteso e implementato sulla PU della Rossa ha funzionato, ma è bene sottolineare come nessuno all'interno della squadra si aspettasse miracoli, come più volte affermato nelle settimane precedenti da Vasseur e anche da Leclerc nell'immediato post-qualifica.

I timori sono venuti a galla anche nel mancato pit-stop di Hamilton durante il regime di Virtual Safety Car, con il muretto Ferrari che - nonostante le ripetute lamentele via radio del britannico riguardo il mancato feeling con la gomma hard - ha deciso di non chiamare ai box il #44 per paura di non riuscire poi ad effettuare i sorpassi necessari a riprendersi la posizione.

La gestione piloti sta diventando un problema?

Un altro tema che ha fatto discutere nei giorni seguenti il GP d'Italia è stato il momento di empasse vissuto nei primi metri di gara tra i due piloti della Rossa, quando Hamilton è entrato in maniera aggressiva su Leclerc (senza comunque effettuare scorrettezze), con il monegasco che avrebbe potuto tenere una linea più interna in approccio di curva 2, evitando di portare il compagno di squadra nella ghiaia.

Una rondine non fa primavera (o forse sì)

Il punto focale è: Vasseur fin qui si è completamente affidato alla professionalità dei propri piloti, evitando di prendere decisioni particolari, ma la sensazione è che la situazione stia progressivamente sfuggendo di mano.

Quello di Leclerc è un (altro) déjà vu

In casa Ferrari la domenica più complicata l'ha avuta sicuramente Leclerc, la cui gara è durata meno di due giri a causa del brutto incidente alla Parabolica. Un impatto da oltre 50G, arrivato dopo aver provato a resistere al sorpasso di Oscar Piastri tenendo una linea non ideale; una volta toccata la griglia di scolo la SF-26 numero 16 ha poi sobbalzato, perdendo il posteriore.

Una rondine non fa primavera (o forse sì)

La frustrazione sicuramente in quel momento era già a livelli non indifferenti, viste le difficoltà precedenti che la Rossa aveva accusato nel provare a difendersi da Gasly prima e da Verstappen poi. Leclerc ha quindi provato ad andare oltre i limiti, come spesso nel corso della sua carriera in Formula 1 ha saputo (anche egregiamente) fare.

Sicuramente il fatto di non aver mai avuto a disposizione una vettura realmente competitiva inconsciamente continua a giocare un ruolo non indifferente, ma ciò comunque non può più giustificare il gettare punti al vento in questa maniera da parte di un pilota del suo calibro che - oltre ad avere un grande talento - ormai vanta un certo quantitativo di esperienza.

 

Foto copertina pbs.twimg.com

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