Madring, quattro sorpassi e tante domande: perché Madrid fa peggio di Montecarlo?
Il Madring chiude con soli quattro sorpassi: un circuito nato da zero che non crea opportunità e finisce per offrire meno lotta di Montecarlo, come Rosberg aveva criticato parlando di zone d’attacco mancanti.

15/09/2026 08:00:00 Tempo di lettura: 5 minuti

Il GP del Madring ha lasciato un dato che pesa più di un'analisi tecnica: solo quattro sorpassi in tutta la gara. Un numero che, da solo, racconta la distanza tra ciò che avevano raccontato su cosa Madrid potesse essere e ciò che è stato. Un circuito nuovo, progettato da zero, avrebbe dovuto rappresentare la possibilità di reinventare il concetto di cittadino moderno; invece, ha finito per replicare i limiti dei tracciati più vincolati del calendario. È qui che il pensiero di Nico Rosberg diventa centrale: secondo lui, le zone di sorpasso avrebbero dovuto essere concepite fin dall’inizio. Quindi, ciò che si auspica è una modifica a un tracciato che così non può rimanere.

 

Il nodo centrale: quattro sorpassi non sono un incidente, ma il risultato di una filosofia progettuale

Madring, quattro sorpassi e tante domande: perché Madrid fa peggio di Montecarlo?

Il dato dei quattro sorpassi non rappresenta solo un dato statistico: è la conseguenza diretta di come il Madring è stato concepito. Un circuito cittadino moderno, che nasce da un "foglio bianco", deve prevedere almeno diversi punti in cui il sorpasso possa essere possibile e non costituire la scelta "kamikaze" di un pilota. Madrid, invece, ha scelto un approccio che privilegia la fluidità e la velocità media, costruendo un tracciato che funziona benissimo in qualifica ma che in gara si spegne come Monaco.

Le curve medio-veloci sono splendide, ma non aprono traiettorie alternative; soprattutto, le frenate non sono abbastanza decise da permettere un tentativo di sorpasso. Il tratto veloce non è sufficientemente lungo da rendere "l'overtake mode" realmente efficace. Il risultato è un circuito che premia la precisione, ma non la lotta. E quando un tracciato nuovo sceglie la fluidità invece della competizione, la gara diventa una processione.

Rosberg lo ha detto con una chiarezza che non lascia spazio a interpretazioni:

“Se parti da zero, devi prevedere almeno un punto dove si possa attaccare. Madrid non l’ha fatto.”

E la critica viene da chi ha fatto parte di questo sport e sa cosa vuol dire fare 50 giri o più senza una minima possibilità di avanzare di posizione. Un circuito nuovo non può permettersi di essere statico, di essere bello ma non competitivo, ma soprattutto di produrre solo quattro sorpassi. Per questo, Rosberg si augura che il layout venga rivisto già dal prossimo anno, con l’introduzione di una frenata più secca, un rettilineo più lungo, un punto di attacco reale. In altre parole: ciò che Madrid avrebbe dovuto avere fin dall’inizio.

 

Montecarlo come prova del nove: quando il vecchio batte il nuovo

Il confronto con Montecarlo è naturale, ma conferma quanto detto finora: Madrid ha prodotto quattro sorpassi, Montecarlo dieci. E non si tratta di un semplice dato statistico, ma di un paradosso che mette a nudo la fragilità concettuale del progetto del Madring. Montecarlo è il circuito che da sempre rappresenta il limite estremo della possibilità di superare: stretto, antico, vincolato da un tessuto urbano che non può essere modificato. Le sue strade sono quelle, la sua larghezza è quella, la sua identità è quella. È un tracciato che non può evolvere, non può adattarsi alle vetture moderne, non può reinventarsi e, anzi, è unico proprio per questo.

Questo dato non dice che Montecarlo sia diventato improvvisamente un circuito adatto ai sorpassi, ma piuttosto che Madrid non ha sfruttato la sua libertà di creare un circuito che avrebbe dato vita a gare spettacolari. Ed è proprio per questo che il confronto è così impietoso: quando il circuito più statico del calendario produce più sorpassi di un tracciato nuovo, il problema non è la gara, non è la strategia, non è la VSC, ma il progetto.

Quindi, è chiaro che Montecarlo, paradossalmente, diventa lo specchio che rivela la mancanza di coraggio del Madring. E c’è un ulteriore elemento che rende il confronto ancora più pesante: Montecarlo genera sorpassi non perché sia progettato per farlo, ma perché la gara, nel suo caos naturale, crea micro-differenze che i piloti possono sfruttare, come errori, degrado gomme, traffico e strategie divergenti: tutto contribuisce a creare opportunità. Madrid, invece, ha mostrato un layout che non permette nulla di tutto questo. Il ritmo è troppo uniforme, le velocità troppo simili, le traiettorie troppo vincolate. È un circuito che non concede margini, non apre spiragli, non crea differenze. E quando il vecchio batte il nuovo, non è il vecchio a essere migliorato: è il nuovo ad aver fallito la sua missione.

Foto copertina x.com

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