Mercedes: Storia di un dominio sportivo e politico

Mercedes: Storia di un dominio sportivo e politico

"Politica vuol dire realizzare". Questa famosa massima pronunciata da Alcide De Gasperi mi aiuta ad introdurre un tema di grande attualità nel mondo della Formula Uno che spesso, però, è dibattuto in maniera impropria.

By:
664

Politica vuol dire realizzare”. Questa famosa massima pronunciata da Alcide De Gasperi mi aiuta ad introdurre un tema di grande attualità nel mondo della Formula Uno che spesso, però, è dibattuto in maniera impropria. Quanto l'arte della politica può condizionare i risultati sportivi di un team? Apparentemente poco. Ma la storia racconta altro. Ciò che la Mercedes ha realizzato, ritornando all'incipit di questo articolo, è un ciclo di ferro, un dominio sugli avversari senza precedenti che, con ogni probabilità, difficilmente si ripeterà nel breve-medio termine.


E' ancora fresco, vivido, il ricordo dell'ennesimo uno-due argentato in quel di Montmelò. Assistiamo, in un mix si ammirazione e disorientamento, alla storia che si riscrive. Sembra ormai solo questione di mesi il definitivo superamento dei risultati ottenuti dalla Ferrari nell'era Schumacher, quando il binomio rosso fu in grado di dettar legge per un lustro intero lasciando ai rivali briciole, lacrime e ferite da leccare. Ma come si è arrivati a tutto ciò? Come la Stella a Tre Punte ha potuto prima costruire e poi mantenere, sublimandola, una tale, disarmante, egemonia? Con le conoscenze tecniche? Sicuramente. Col know-how organizzativo? Ovviamente. Ma non solo.

Politica e potere sono le parole chiave. L'arte di esercitare in maniera efficace queste due discipline, applicandole al motorsport, è una delle ragioni alla basa di prestazioni mai sciorinate prima d'ora in Formula Uno.



UNA STORIA CHE NASCE NEL 2007

Per comprendere meglio l'attuale stato dell'arte bisogna fare un salto temporale all'indietro. Precisamente al 2007. A quando, stando alle parole di Luca Cordero di Montezemolo, risale l'avvio della progettazione di un motore turbo-ibrido da parte della Mercedes. Era la stagione del mondiale perso sul filo di lana da un debuttante Lewis Hamilton - che sprecava preziose forze in una lotta intestina con la stella Ferando Alonso - in favore di Kimi Raikkonen. La McLaren motorizzata dalla Stella che cedeva, dunque, il passo alla Ferrari. Ma i lungimiranti dirigenti tedeschi, gran segugi, già fiutavano l'aria che cambiava in favore di tecnologie più eco-friendly. O almeno questo fu uno dei pretesti per rendere accattivante ai vertici della FIA un'idea di propulsione che a Stoccarda già avevano bene in mente.


Una svolta che, pertanto, è stata possibile proprio grazie alla volontà della della Mercedes di abbandonare le unità motrici puramente termiche. E se passaggio vi fu, lo si deve, indirettamente, alla stessa Ferrari. Sempre l'ex presidente della Rossa ha recentemente dichiarato, senza mezzi termini, che il suo più grande errore è stato quello di avallare la trasmutazione dei motori aspirati in qualcosa di maledettamente più complesso per essere realizzato nel breve volgere di una stagione. Topica che, nei fatti, ha consegnato un certo vantaggio tecnico ai motoristi di Brixworth che hanno potuto imporre la propria legge negli ultimi anni. E' bene ricordate, infatti, che su 105 gran premi disputati dal 2014 ad oggi, il team anglo-tedesco è stata in grado di portare a casa la bellezza di 79 vittorie. Un risultato mostruoso che, evidentemente, si spiega anche con l'affermazione politica che i dirigenti di Stoccarda hanno ottenuto nelle deputate sedi.

LA POLITICA DEL “DOPPIO BINARIO”

Sarebbe puerile non ammetterlo: in Formula Uno vince chi ha saputo meglio giocare le proprie carte laddove si scrivono regole, norme e leggi. Mercedes ha approfittato di un vuoto politico abnorme lasciato da Jean Todt, dimessosi dalla carica di amministratore delegato della Ferrari nel marzo del 2008. Anno in cui un meraviglioso ciclo si sarebbe chiuso con un titolo costruttori che avrebbe rappresentato un ben poco lenitivo brodino a fronte della suprema beffa brasiliana.

 

 

Ferrari dovette quindi dire addio allo scafatissimo dirigente francese che possedeva spiccate doti organizzativi nonché abilità da fine tessitore diplomatico. Cosa che gli consentiva di godere di gran peso nelle stanze dei bottoni (non può essere un caso che ora sia il n°1 della FIA). La confusione che l'abbandono di una figura così importante ha provocato in seno all'establishment ferrarista ha dato la stura alla nascita di un nuovo blocco di potere guidato appunto dalla Mercedes. Ma le velleità di crescita di un marchio, quello della Stella a Tre Punte, dovevano giocoforza passare per un dominio esclusivo. Doveva, in soldoni, terminare l'epoca della casa fornitrice di soli motori. Era tempo che s'imponesse un'inedita narrazione: quella del costruttore a tutto tondo che eclissasse il team che più di ogni altro rappresentava la F1: la Ferrari.


Per tal motivo i tedeschi presero a muoversi su un doppio binario: da un lato la creazione di un'equipe vincente, comprando in blocco tecnici, competenze e strutture della Brawn GP reduce da un titolo clamoroso e, dall'altro, orientando, con la complice connivenza degli altri team, le scelte della FIA affinché varasse una F1 basata sulle idee tecniche imperanti ai piani alti della sede di Stoccarda.


LA GRANDE STABILITA'


Una volta che tutti i tasselli del puzzle furono sistemati al n° 8 di Place de la Concorde, il team impiegò gli anni che precedevano il 2014 (primo GP “ibrido”) ad oliare il meccanismo basato su un concetto e una filosofia ben precisi: la stabilità. Da realizzarsi su ogni versante, sia che fosse quello relativo al gruppo di lavoro, sia che fosse quello riconducibile al pacchetto piloti. Mentre, ad esempio, il più accreditato rivale in pista – e non solo – cambiava ben quattro team principal nell'era turbo-ibrida (Stefano Domenicali, l'ectoplasmico Marco Mattiacci, Maurizio Arrivabene e Mattia Binotto), a Brackley la figura di riferimento è sempre stata una e una sola: Toto Wolff. Un vero e proprio deus ex machina all'interno dell'ingranaggio Mercedes. Un professionista che ha dovuto gestire, tra le altre cose, la rivalità sanguinolenta tra Hamilton e Rosberg.

 

Che è stato in grado di sopperire all'assenza del gran consigliere Niki Lauda. Che ha saputo convincere tecnici scartati frettolosamente da Maranello (e non solo) affidando loro le chiavi della progettazione. Che ha avuto, particolare non di poco conto, il coraggio di mettere sul sedile della monoposto anglo-tedesca un suo uomo. Imponendogli ordini talvolta umilianti per poi difenderlo con forza e sincera convinzione da chi lo criticava in maniera cruenta. Quel Valtteri Bottas che quest'anno sta ripagando la fiducia con prestazioni tali da riuscire ad impensierire il pilota più vincente in attività.


Affaccendato in queste non semplice attività, l'ex driver austriaco trovava anche il tempo per tessere la sua ragnatela, agguantando ad un altro successo forse troppo sottaciuto in questi giorni in cui l'attenzione è focalizzata sui risultati dei GP che di volta in volta si disputano. Parliamo del corpus normativo tecnico vigente che fu approvato nella stagione passata. Nelle fase iniziali, quando le proposte di modifica arrivarono ai team, Mercedes guidava un fronte minoritario. Il lavorio diplomatico operato nel sottobosco politico da Toto Wolff ha fatto sì che anche Ferrari e Sauber si schierassero tra i favorevoli alle attuali disposizioni, lasciando in minoranza Renault, McLaren, Red Bull e la sorella minore Toro Rosso. Una vittoria, l'ennesima, da parte di chi, come i fatti stanno dimostrando, era già più avanti nello sviluppo delle filosofie aerodinamiche attualmente operanti.
Ancora una volta, dunque, Mercedes ha dimostrato di essere pragmaticamente trionfante in quella politica che ho ribattezzato del “doppio binario”: essere dominanti nelle istituzioni del motorsposrt col precipuo fine di primeggiare in pista.



LA CURA DEL DETTAGLIO


Il fatto: l'occasione si è presentata durante la settimana del GP di Spagna quando la Pirelli ha chiesto ai vari team la disponibilità a fornire vetture muletto per testare le coperture che saranno utilizzate dal 2021. Brackley ha risposto, Maranello ha declinato l'invito comunicando di aderire al programma tra esattamente un anno. Ciò che conta, ovviamente, è portare a casa punti e vittorie. Per farlo, in Formula Uno come in qualsiasi ambito del vivere, è necessario non trascurare i dettagli. E Mercedes non sfugge a questa semplice regola. A settembre, insomma, i "Grigi" gireranno con gli pneumatici che equipaggeranno le F1 del futuro. Che saranno tecnicamente rivoluzionate rispetto a quelle odierne.

 

“Una nuova macchina, in realtà, inizia molto prima di quanto non pensi la gente, alla W10 si è iniziato a lavorare negli ultimi mesi del 2017”. Queste parole espresse da James Allison in occasione della presentazione della vettura 2019 sono emblematiche di una strategia che non può portare che a primeggiare. E in virtù di questa visione il team anglo-tedesco ha deciso di sfruttare l'occasione che Pirelli ha offerto a tutti i competitor. Mercedes, pertanto, potrà incamerare preziosissimi dati con un anno di vantaggio sulla Ferrari. E, considerando da quanto lontano parte il concepimento di una nuova monoposto, è chiaro che a Brackley si sono messi ancora una volta nella condizione di ritrovarsi legittimamente avvantaggiati.



DIRITTO DI VETO

L'istanza politica è così importante che la stessa Ferrari, forse la grande sconfitta al tavolo delle trattative che hanno prodotto questa F1, sta ora conducendo la sua guerra di potere. Che si chiama “diritto di veto”. Istituto figlio di un contesto sportivo ormai anacronistico che diventa appiglio per Maranello per scongiurare una deriva anglo-tedesca ormai evidente e per la quale i vertici aziendali non ha apposto i giusti argini di machiavelliana concezione, come si è provato di dimostrare in questo scritto.

 

“Il diritto di veto per la Ferrari è sicuramente qualcosa di importante ma lo è altresì per la Formula Uno intera, perché in una maniera o nell’altra protegge tutte quante le scuderie contro le possibili decisione che andrebbero a ledere gli interessi delle squadre stesse". Così parlava Mattia Binotto nella conferenza stampa del venerdì pre Montmelò. E' evidente anche all'osservatore più distratto che questo diritto tutela, nella sostanza delle cose, la sola Ferrari. E nessun altro team.


Per primeggiare, dunque, serve un pacchetto efficace: motore, aerodinamica, meccanica, piloti. Ma anche quella capacità di condizionare i decision maker, E la cosa non va letta in chiave negativa. Per troppo tempo media e tifosi sono ricorsi ad astruse tesi complottiste secondo le quali la Mercedes sarebbe stata favorita danneggiando gli altri nove team che partecipano al gran "carrozzone". La verità è un'altra: imporre la propria forza politica è una virtù, una chiave – l'ennesima – che consente ad un team di mettersi là davanti e dettare il passo. In ogni ambito. E a Maranello sembrano finalmente consci di ciò, dopo anni in cui hanno cercato di issarsi lassù soltanto grazie alla tecnica, dimentichi quasi del tutto che la vera battaglia si conduce altrove.


Non con discorsi, né con le delibere della maggioranza si risolvono i grandi problemi della nostra epoca […] ma col ferro e col sangue”. Queste le parole che Otto Von Bismarck faceva risuonare davanti al Comitato di Bilancio del Landtag. Con lo stesso lucido, spietato, approccio, gli uomini Mercedes, non dimentichi da chi discendono, hanno apposto la loro influenza sulla F1 dell'era ibirda. In attesa che un nuovo gruppo di potere soverchi – o provi a farlo – quello attuale.


Autore: Diego Catalano - @diegocatalano77

 

 

Articolo originale su f1analisitecnica.com

 

 

Tutte le news, le foto, il meteo, gli orari delle sessioni ed i tempi del Gran Premio di Spagna 2019


Tag
ferrari | dominio mercedes | pirelli |


Commenti
- Formula1.it
"Politica vuol dire realizzare". Questa famosa massima pronunciata da Alcide De Gasperi mi aiuta ad ...

Lascia un commento

Per commentare gli articoli è necessario essere iscritti alla Community F1WM.

Inserisci i dati del tuo account dal link "Log In" in alto, se non sei ancora un utente della nostra Community, registrati gratuitamente qui.

Registrati



Community Formula1.it