
Oggi Max Verstappen compie gli anni.
E sembra ieri il debutto folgorante a Barcellona 2016, quando, appena diciottenne e alla prima gara con la Red Bull, vinse diventando il più giovane di sempre a trionfare in Formula 1.
Poi arrivarono gli anni irrequieti, quelli degli errori e degli scontri, con l’etichetta di enfant terrible addosso. Un percorso di crescita che l’ha portato alla sfida epocale con Lewis Hamilton nel 2021, un duello che resterà negli annali come uno dei più intensi della storia.
Dopo quella vetta, gli anni del dominio: titoli consecutivi, record su record, weekend trasformati in routine di perfezione. Ma adesso c’è qualcosa di diverso. Verstappen non è più soltanto il cannibale che divora avversari: è un campione vero, un “corridore” nel senso antico della parola. Lo dimostra uscendo dal recinto dorato della F1 da jet set per infilarsi in una Ferrari 296 GT3 e vincere al Nürburgring, come facevano i grandi del passato.
Non servono i numeri e le statistiche impressionanti per descrivere la grandezza di questo ragazzo. Oggi Max è padre, punto di riferimento per i rookie che lo guardano come un modello, e luce autentica in un Circus che rischia di confondersi tra sponsor e riflettori.
Un ragazzo diventato uomo, un pilota diventato mito.

Mika Häkkinen taglia per primo il traguardo con la McLaren: sarà la sua 20ª e ultima vittoria in Formula 1.
Il due volte campione del mondo, che aveva dominato la scena tra il 1998 e il 1999, in quella stagione non aveva più la stessa macchina competitiva. Ma quel giorno, su un tracciato che mischiava l’ovale americano e la parte interna, il finlandese ritrovò la scintilla: una gara perfetta, senza sbavature.
Quella vittoria ha un sapore speciale: è l’ultimo squillo di un campione che aveva appena annunciato un “anno sabbatico” che si sarebbe trasformato in un ritiro definitivo. A distanza di anni, resta impressa come la chiusura poetica di una carriera breve ma intensa, segnata da duelli epici con Michael Schumacher e da uno stile di guida elegante, silenzioso, letale.
Mika non ha mai amato i riflettori, ma in quel tramonto di Indianapolis si prese l’applauso di tutti, anche dei rivali che lo issarono sulle spalle durante la cerimonia sul podio, qualcosa che non siamo più abituati a vedere.
Ogni storia, per essere speciale, ha bisogno del suo finale perfetto.