
Il 12 maggio 2002 la Ferrari uscì vincitrice dal GP d’Austria. Ma quella vittoria, ancora oggi, resta una delle più agrodolci della storia di Maranello.
Rubens Barrichello aveva dominato il weekend al Red Bull Ring, risultando più veloce del compagno di squadra Michael Schumacher per tutta la gara. A poche centinaia di metri dal traguardo, però, arrivò il celebre ordine di scuderia via radio: “Rubens, let Michael pass for the championship”. Un messaggio chiarissimo, che il brasiliano eseguì rallentando proprio sul rettilineo finale e consegnando la vittoria al tedesco.
La reazione del pubblico fu durissima. Fischi sul podio, polemiche feroci e un’immagine che danneggiò profondamente la percezione della Formula 1 in quella stagione. Persino Schumacher, resosi conto della situazione, cercò di rimediare facendo salire Barrichello sul gradino più alto del podio e cedendogli simbolicamente il trofeo del vincitore. Un gesto che però non bastò a placare le critiche.
La FIA inflisse alla Ferrari una multa da 500.000 dollari, ufficialmente per aver alterato la cerimonia del podio, mentre il caso contribuì in modo decisivo alla successiva introduzione del divieto degli ordini di scuderia. Un divieto che, ironicamente, negli anni si sarebbe rivelato quasi impossibile da applicare davvero.
Col tempo Barrichello raccontò anche il lato più pesante della vicenda. Il brasiliano spiegò di essere stato messo sotto pressione dal team e di aver percepito chiaramente che il suo futuro in Ferrari sarebbe stato a rischio in caso di rifiuto. Dichiarazioni che hanno reso quell’episodio ancora più discusso col passare degli anni.
Alle spalle delle due Ferrari chiuse terzo Juan Pablo Montoya con la Williams-BMW.
A oltre vent’anni di distanza, Spielberg 2002 continua a rappresentare uno dei momenti più divisivi della storia moderna della Ferrari: per alcuni una scelta pragmatica in ottica mondiale, per altri una ferita allo spirito stesso delle corse.
Daniele Muscarella per formula1.it