Un dottore, due piloti, un padre: le voci attorno ad Ayrton Senna
Una breve recensione del libro "Ayrton Senna, un dio immortale alla ricerca della felicità" di Valeria Biotti. Voci di diversi personaggi vicini al brasiliano raccontano del drammatico 1 Maggio 1994.

01/05/2024 18:15:00 Tempo di lettura: 2 minuti

Non volava una mosca in quelle interminabili ore del pomeriggio del 1 Maggio 1994, quando il mondo stava col fiato sospeso in attesa di notizie riguardo alla sorte di Ayrton Senna. Nella testa di ogni persona presente in pista, o sintonizzata da casa, c'era però un turbinio di pensieri e una preghiera: che non si trattasse dell'ennesima morte in pista. Il tragico epilogo, però, lo conosciamo tutti. 

Quello che è meno noto sono le voci di chi ha vissuto in prima linea quel Gran Premio di San Marino, ma ci ha pensato Valeria Biotti a dare loro uno sfogo, nel recente libro "Ayrton Senna, un dio immortale alla ricerca della felicità". Un piccolo viaggio in cui si racconta quel dramma che ha reso il brasiliano un grande: lui non si limitava a correre per vincere, lui correva per vivere. Ogni chilometro era una boccata d'aria, più ossigeno che entrava in circolo; colui che "alla guida non aveva nulla di umano. Senna guidava con le mani di Dio sulle sue", per citare un passaggio del libro.

L'incipit vincente è il fatto che l'autrice si sia ispirata alle memorie e ai discorsi del medico di pista Domenico Salcito, di Rubens Barrichello, di Rudolf Ratzenberger, di Gabriele Tarquini per raccontare un weekend nero, con immagini e sentimenti che vanno oltre delle vetture accartocciate. Perchè lo stesso Senna va oltre la sua morte: lui era chi "rallentava" affinchè Barrichello, suo fiore all'occhiello per il solo merito di essere conterraneo, copiasse le sue traiettore. Lui era chi andò con la Safety Car a cercare un'ossessiva risposta alla morte del suo collega.

Certo, c'è spazio anche per lo stesso Senna, che compare alla fine del primo capitolo e "narra" le sue sensazioni prima della partenza, la sua inquietudine, il suo non voler correre. Anche se questa è stata la scelta che mi è piaciuta forse di meno: a mio avviso non c'era bisogno di "psicanalizzare" ulteriormente il pilota, ma era giusto farlo rivivere nei ricordi degli altri (che è come è arrivato a noi). In ogni caso una buona lettura, semplice ma emozionante. 

Foto copertina x.com

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