Gp Spagna - Gara

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Non se li aspettava, Fernando Alonso, due regali così dalla sorte. Il primo: un problema di alte temperature e quindi diminuita sufficienza funzionale dei freni sulla monoposto di Sebastian Vettel. Il secondo: l’uscita di scena, sfortunata, di Lewis Hamilton a due giri dal traguardo, per colpa di un guasto un po’ preoccupante alla sospensione (Kovalainen lo scorso anno fece un’uscita simile nello stesso punto). Due doni che, comunque, possono essere definiti così fino a un certo punto, anche perché l’affidabilità è oggi un fattore essenziale. Lo spagnolo, padrone di casa, ha condotto un’ottima gara. Veloce, senza segni di cedimento, su tempi del tutto simili a quelli segnati da Mark Webber, il vincitore odierno, l’altro pilota Red Bull che in pochi considerano bravo quanto Vettel, ma che oggi ha dimostrato di valere abbastanza per meritare (almeno per il momento) il sedile su cui corre.

La Red Bull ha stracciato tutti nelle qualifiche e ha scritto con “leggerezza” la storia del gran premio. Vettura straordinaria, regina di questo mondiale così come lo fu la Brawn la scorsa stagione. Impressionante la sequenza dei tempi (parliamo soprattutto di quelli di Webber), ancor più esemplificativi i distacchi: Fernando, come dicevamo secondo, è passato sotto la bandiera a scacchi con ventiquattro secondi di ritardo dal leader. Un’infinità. Non vogliamo parlare, poi, dei distacchi subiti dagli altri piloti (Michael Schumacher ha terminato con un minuto di ritardo). Gara interessante, comunque, quella del tedesco: dieci centimetri in più di passo sulla sua Mercedes lo hanno aiutato a chiudere davanti (e non di poco) al suo compagno di squadra, vessato però da qualche problema in partenza e nelle fasi successive. Bello il duello con Button, con il quale Michael ha sfoderato un assaggio di quella grinta che lo ha sempre contraddistinto.
Ma perché questa Ferrari, comunque forte, non riesce a sopravanzare o almeno avvicinare significativamente la rivale Red Bull? Relativamente semplice: il vantaggio dei rivali nelle qualifiche e nella gestione della prima metà di gara ha fatto un’importante differenza. La F10 (con Alonso) sa andare parecchio forte, specie quando il serbatoio inizia a diventare più leggero. Non avrà ripetuto le stesse incredibili sequenze di abbassamento del giro più veloce compiute da Webber, certo, ma Fernando ha girato spessissimo su tempi simili (se non in alcuni casi inferiori) a quelli dei primi. In qualifica la Ferrari soffriva negli ultimi due settori; oggi, invece, si è rivelato più complesso solo il secondo settore, dove le differenze con la Red Bull venivano fuori. Non c’è da preoccuparsi troppo, c’è soltanto da lavorare per rendere questo gap dai primi sempre più sottile. La classifica è lì a dire la sua: Button (quinto) è leader per sole tre lunghezze su Alonso, che ha incamerato diciotto preziosissimi punti. E nel campionato Costruttori la Ferrari naviga di nuovo tra i primi, insieme a Red Bull e McLaren. Il team inglese sta crescendo, la prova di Hamilton è stata sensazionale e si può dire che il campione 2008 sia stato il rivale più diretto della scuderia austriaca. Adesso si va subito a Montecarlo, dove (come di consueto) giovedì si correranno le prove libere. Ventiquattro monoposto su un tracciato come quello monegasco sono una bella sfida: gli errori sono dietro l’angolo soprattutto per i meno esperti, i sorpassi sono pressoché impossibili e chi parte in pole ha già mezza gara in tasca.

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