Gp Malesia - Gara

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Due su due. Senza le emozioni i numeri possono sembrare freddi dipinti senz’anima, robotici cataloghi dei fatti. Invece non è così, perché nel cuore di Sebastian Vettel di emozioni ce ne saranno molte, in queste ore. Ebbene sì, ancora lui. L’anno scorso lo avevamo lasciato vincente nelle ultime due gare, con un titolo divenuto ormai quasi insperato. Adesso, dopo le prime due gare del mondiale 2011, lo troviamo sempre lì in alto, sul gradino più importante e glorioso del podio. Le prime due gare dello scorso anno gli avevano praticamente segato le gambe, mettendolo quasi fuori dalla lotta per la leadership pur avendo un’altra grandissima monoposto. La Red Bull di quest’anno, invece, non si rompe affatto e vince a mani basse.
Diciassette pole, dodici vittorie, 50 punti in chiave 2011 (il massimo) e un pugno da KO al morale degli avversari. A fargli compagnia, sul podio della calda e umidissima Sepang, le stesse divise di Melbourne (ma non gli stessi piloti): un ottimo Button e un ritrovato Heidfeld hanno preso il posto che due settimane fa era stato di Hamilton e Petrov (accidenti, può un piantone collassare dopo un violento salto sui cordoli?). Grande Jenson nel gestire gomme e gara (ma non è una novità, è tipico dell’inglese nelle sue giornate buone), altrettanto grande Nick nel dimostrare che non i vertici Renault non si devono pentire di aver ingaggiato lui per sostituire Kubica (ancora in fase di recupero, sembrano esserci buone premesse).
Il coraggio e la voglia di dare il massimo non sono mancati neanche a Fernando Alonso, che avrebbe oggi meritato il terzo posto finale, un podio guadagnato idealmente con aggressività e con la consapevolezza di non poter osare oltre. Dopo le difficoltà delle qualifiche lo spagnolo ha dimostrato di nuovo che con la 150° Italia può comunque dire la sua nel corso della gara. Uno strano ma al tempo stesso normale (quasi banale diremmo) contatto con Hamilton lo ha costretto a cambiare il muso ai box e a perdere qualche posizione. Peccato, peccato davvero perdere di nuovo un buon risultato a non molto dalla conclusione. Come se non bastasse, i commissari hanno avuto il coraggio di penalizzare sia Fernando che Lewis per la loro spettacolare (e corretta, fino a prova contraria) bagarre. A rimetterci maggiormente, con venti secondi in più sul tempo finale, è stato l’inglese, il quale è scivolato in ottava posizione a favore di Kobayashi (primi punti iridati). E le Pirelli? Si sono confermate all’altezza del grande compito che sono chiamate a svolgere: la maggior parte dei piloti ha effettuato tre soste e ha imparato una “lezione” che servirà certamente in futuro, ovvero che anche le gomme a mescola dura possono durare poco e avere un crollo verticale nella prestazione sul giro! Con questa certezza e con il dominio incontrastato (anche se stavolta meno abissale) di Vettel, la Formula Uno si prepara già all’appuntamento di domenica prossima a Shanghai. Un tris del biondino sarebbe il funerale della lotta iridata, nonostante il ritrovato spettacolo dettato da ala mobile e gomme Pirelli…

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