La McLaren ha tenuto aperto il Mondiale Piloti fino agli ultimi giri, sorretta da una line-up equilibrata, tra i suoi pregi e i suoi difetti, e dalle tanto discusse "Papaya Rules". La squadra di Woking non ha mai instaurato delle gerarchie, nemmeno quando c'era un divario importante tra i piloti e Verstappen si avvicinava. Una decisione rischiosa, che manteneva la pace, ma che talvolta ha reso il loro anno più difficile: in Qatar, per esempio, il muretto non ha voluto differenziare le strategie tra i due titolari, in prima e seconda posizione, lasciando la porta aperta alla vittoria dell'olandese.
Nel corso dell'anno sono piovute diverse critiche per questa gestione "da gentleman" dei piloti, che sembrava togliere il brivido nelle lotte al vertice quando, in verità, era solo un metodo per farli correre senza imporre sin da subito ordini di squadra. La McLaren era esposta ai commenti di tutti eppure, secondo Jacques Villeneuve, la loro realtà si vive in altre scuderie. "Ogni team ha le sue Papaya Rules, anche se non le chiamano così e non le decantano in pubblico", ha spiegato il campione del mondo al podcast High Performance.
Nonostante tutto, alla fine dell'anno Andrea Stella e Zak Brown hanno potuto tirare un sospiro di sollievo. Il loro obiettivo era di vincere senza discostarsi dalla loro filosofia, e infatti non hanno nemmeno chiesto a Piastri di fare da spalla a Norris ad Abu Dhabi. Una questione che, ha sostenuto ancora il canadese, può essere dettata da alcuni accordi: "In qualche contratto è dichiarato chi è il pilota di punta, in altri si è alla pari fino a che non c'è un divario di punti importante. Se Piastri ha quest'ultimo tipo, nessuno gli avrebbe chiesto di aiutare Norris perché era ancora in lotta".
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