Max Verstappen guarda già oltre la Formula 1. Mentre si prepara alla stagione 2026 con Red Bull e al debutto dei nuovi motori sviluppati con Ford, il quattro volte campione del mondo chiarisce un punto fondamentale sul suo futuro: quando lascerà la F1 da pilota, non tornerà mai più nel paddock in un ruolo dirigenziale. Le sue ambizioni, infatti, puntano altrove.

A 28 anni, Verstappen affronta il suo quarto cambio regolamentare in carriera ed è ormai uno dei veterani della griglia. Parallelamente alla Formula 1, gestisce una squadra GT3 impegnata nel GT World Challenge e sta valutando la partecipazione alla 24 Ore del Nürburgring nel 2026. Nonostante l’esperienza accumulata dentro e fuori dal paddock, l’olandese esclude categoricamente un futuro da manager in F1.
Intervistato da Tag Heuer’s On The Racetrack sulle sue passioni al di fuori delle corse tradizionali, Verstappen ha spiegato:
«Le corse. Ma non le corse in sé, e nemmeno necessariamente io stesso. Uno dei miei obiettivi è portare un pilota simulato nel mondo reale. Questo è già successo quest’anno e sta andando molto bene. Voglio far crescere questo progetto in modo naturale, perché è sicuramente qualcosa che mi piace molto».
Il riferimento è a Chris Lulham, ex sim driver diventato pilota reale per Verstappen.com Racing, con cui Max ha già conquistato una vittoria nella NLS.
Verstappen resta profondamente coinvolto anche nel mondo virtuale, tra streaming con il Team Redline e competizioni endurance online. È proprio questo incrocio tra reale e digitale a rappresentare il fulcro della sua visione per il futuro.
Nella parte finale dell’intervista, l’olandese è stato ancora più esplicito:
«Anche al di fuori della Formula 1 in futuro. Perché, anche se mi piace essere in F1 come pilota, non credo che tornerei mai in F1 in un ruolo dirigenziale. Mi vedo piuttosto in categorie diverse, più vicine alle gare endurance. Vedo che si stanno creando opportunità per giovani piloti che non hanno i fondi o i mezzi per entrare in una vera auto da corsa, per fare quel salto partendo dal mondo dei simulatori».
Il futuro di Verstappen, dunque, non passa per gli uffici della Formula 1, ma per le piste — reali e virtuali — dell’endurance e per i programmi di sviluppo dei giovani talenti. La sua missione è chiara: costruire un ponte tra sim racing e motorsport professionistico, offrendo opportunità a chi non può permettersi un percorso tradizionale.
Un progetto che racconta un Verstappen diverso: meno dirigente, più mentore. E sempre, inevitabilmente, uomo da corsa.
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