Le tensioni in Medio Oriente entrano con forza anche nel paddock della Formula 1. Dopo gli attacchi delle ultime ore tra Israele e Iran, Pirelli ha annullato i test sul bagnato previsti a Sakhir, in Bahrain, insieme a McLaren e Mercedes. Una decisione inevitabile, maturata alla luce dell’evolversi della situazione internazionale e delle preoccupazioni legate alla sicurezza nell’area.
La Casa milanese, fornitore unico di pneumatici del Mondiale, avrebbe dovuto sostenere due giornate di prove dedicate allo sviluppo delle mescole Intermedie e Full Wet. Il programma prevedeva l’allagamento artificiale della pista per simulare condizioni di pioggia intensa e raccogliere dati fondamentali in vista della stagione. Tutto cancellato.
Nel comunicato ufficiale, Pirelli ha spiegato che “le due giornate di test di sviluppo per le mescole da bagnato previste per oggi e domani sul circuito del Bahrain sono state annullate per ragioni di sicurezza, a seguito dell’evolversi della situazione internazionale”. Parole chiare, che fotografano un contesto in rapido mutamento.
Ancora più rilevante il passaggio dedicato al personale: “Tutto il personale Pirelli attualmente presente a Manama si trova al sicuro negli alberghi. L’azienda è al lavoro per garantirne l’incolumità e organizzare il rientro in Italia e in Inghilterra il prima possibile”. Un aspetto prioritario, che mette al centro le persone prima di qualsiasi programma tecnico.
Solo pochi giorni fa avevamo avuto il piacere di intervistare Mario Isola, parlando proprio dei test nel deserto del Bahrain, del lavoro sulle mescole 2026 e delle sfide legate allo sviluppo in condizioni estreme. Un confronto tecnico approfondito che oggi assume un significato diverso, alla luce di uno scenario che nessuno avrebbe potuto prevedere in tempi così rapidi.
Si tratta di una situazione in continua evoluzione. Se l’instabilità dovesse protrarsi, non è escluso che anche altri appuntamenti del calendario possano essere rivisti, spostati o addirittura cancellati. Il motorsport globale, per sua natura itinerante, è strettamente legato agli equilibri geopolitici delle aree che lo ospitano.
In questo momento non è possibile tracciare uno scenario definitivo. Ma è evidente che quanto accaduto in Bahrain rappresenti un primo segnale concreto di come le tensioni internazionali possano incidere direttamente anche sul programma della Formula 1. E le prossime ore potrebbero essere decisive per capire se si tratti di un episodio isolato o dell’inizio di un effetto domino sul calendario iridato.