«Li ho licenziati entrambi»: Wolff rivela quanto Hamilton e Rosberg hanno rischiato
13/04/2026 15:45:00 Tempo di lettura: 4 minuti

In Formula 1 ci sono rivalità che restano in pista e altre che rischiano di travolgere tutto ciò che le circonda. Nel 2016, alla Mercedes, la tensione tra Hamilton e Rosberg aveva superato il limite del semplice duello sportivo, trasformandosi in qualcosa di più profondo, più pericoloso, più ingestibile. E solo oggi Toto Wolff ammette quanto fosse vicino a prendere una decisione che avrebbe riscritto la storia del team — e forse anche quella della F1.

 

Quando una rivalità rischia di far scoppiare un equilibrio

«Li ho licenziati entrambi»: Wolff rivela quanto Hamilton e Rosberg hanno rischiato

 

Toto Wolff non usa mezzi termini. In un’intervista a The Athletic, il team principal Mercedes ha rivelato di essere stato pronto a licenziare sia Hamilton che Rosberg nel pieno della loro guerra interna:

«Rappresenti il marchio Mercedes e devi semplicemente accettare che non ruota tutto intorno a te», ha spiegato.
La linea era chiara: competere sì, ma entro limiti invalicabili. E il limite era uno solo: non scontrarsi.

Quando i due incidenti consecutivi tra i piloti hanno fatto saltare ogni equilibrio, Wolff ha fatto ciò che nessuno avrebbe immaginato:
«Così li ho licenziati. Ho chiamato il mio amministratore delegato, Dieter Zetsche, e gli ho detto: “Ascolta, devi firmare qualcosa”».

La risposta di Zetsche è stata incredula:
«“Stai licenziando entrambi i piloti?”».
E Wolff: «“Sì, perché altrimenti non capiranno quanto sia importante anteporre gli interessi del marchio e della squadra ai propri”».

Per qualche ora, Hamilton e Rosberg non facevano più parte della squadra. Un gesto simbolico, ma potentissimo.

 

La rivalità che stava travolgendo la Mercedes

Wolff descrive quel momento come un punto di non ritorno:
«Da una sana competizione si è passati a una rivalità, che si è trasformata in ostilità. E questo è qualcosa che non avrei permesso all'interno dell'organizzazione».

Il mercoledì successivo, i due piloti vengono richiamati a Brackley. Wolff li mette davanti alla realtà:
«Il mio problema è che non so di chi sia stata la colpa… Potrebbe essere 50-50, 51-49, 70-30. E io non posso giudicare. Quindi ho detto loro che se dovesse succedere di nuovo, uno dovrà andarsene. E potrei mandare via la persona sbagliata».

Poi, la frase più dura, quella che sposta il discorso dal paddock alla vita reale:
«Cosa pensano le persone che devono pagare il mutuo e che lavorano nelle fabbriche? Che voi due vi scontrate solo perché non vi piacete? Questo ha un impatto diretto sulla vita di duemilacinquecento persone. Chi credete di essere?».

Era un ultimatum. Ed era chiarissimo.

 

Alla fine, Rosberg vinse il titolo e si ritirò poco dopo, chiudendo una delle rivalità più tossiche e affascinanti della storia recente della F1. Ma il racconto di Wolff rivela qualcosa di più profondo: anche nei periodi di dominio assoluto, una squadra può essere a un passo dal collasso. E a volte, per salvarla, serve una decisione che nessuno avrebbe il coraggio di prendere.

 

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Foto copertina x.com

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