Wittich rompe il tabù: «Masi aveva ragione», e il 2021 torna a far tremare la F1
17/04/2026 09:45:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Ci sono episodi che non finiscono mai davvero. Restano sospesi, come una ferita che non si rimargina e che ogni tanto torna a pulsare, ricordando a tutti quanto sia fragile l’equilibrio della Formula 1. Abu Dhabi 2021 è uno di quei momenti: un finale che ha cambiato un titolo, due carriere e forse l’intero rapporto tra sport, regolamenti e percezione pubblica.


A distanza di anni, mentre la F1 continua a reinventarsi, quella notte torna a galla attraverso una voce inattesa: quella di Niels Wittich, l’uomo che ha raccolto l’eredità più pesante del paddock. E il suo giudizio non è un’assoluzione, né una condanna. È qualcosa di più complesso, più scomodo, più rivelatore.

 

Il finale che ha riscritto tutto

Wittich rompe il tabù: «Masi aveva ragione», e il 2021 torna a far tremare la F1

Michael Masi non ha mai smesso di essere il direttore di gara di Abu Dhabi 2021, anche dopo essere stato rimosso, insultato, travolto da una tempesta che nessuno avrebbe potuto reggere. Quel 57° giro, quella decisione sulle vetture doppiate, quella safety car rientrata un giro prima del previsto: tutto è rimasto inciso nella memoria collettiva.

Hamilton aveva undici secondi di vantaggio, Verstappen gomme nuove e nulla da perdere. Latifi a muro, la neutralizzazione, la scelta della Mercedes di non fermarsi, il caos. E poi la chiamata di Masi: solo le vetture tra i due contendenti avrebbero potuto sdoppiarsi. Una lettura del regolamento che contraddiceva la procedura standard, ma che lui ritenne possibile.
Il resto è storia: un ultimo giro, un sorpasso, un titolo.

Wittich, oggi, non si nasconde dietro la retorica:
“Il regolamento non definiva tutto in modo rigoroso. Ciò che ha fatto rientrava nei suoi poteri.”
Una frase che pesa, perché ribalta la narrativa dominante. Non un errore tecnico, ma una decisione discrezionale in un contesto in cui tutti — FIA, team, Formula 1 — avevano espresso un desiderio chiaro: evitare finali dietro la safety car.

Wittich lo dice senza esitazioni:
Ha fatto quello che tutti avevano concordato: creare un ultimo giro di gara.”

E qui sta il nodo. Non la legalità, non la giustizia sportiva, ma la tensione tra regolamento scritto e volontà politica.
Un equilibrio che quella notte è esploso.

 

Il prezzo umano di una decisione impossibile

La FIA ha parlato di “errore umano”, ma Wittich racconta un’altra verità, più amara: Masi è stato lasciato solo.
Senza protezione, senza una struttura che lo difendesse, senza la solidità che un tempo Charlie Whiting trovava in Max Mosley.
È questo, per Wittich, il vero scandalo.

La mancanza di sostegno da parte della FIA è stata deludente. Tutti sapevano che, in situazioni estreme, saresti stato lasciato a te stesso.

Non è solo un giudizio tecnico: è un atto d’accusa verso un sistema che ha scelto un capro espiatorio per placare una tempesta mediatica.
Masi ha pagato con la carriera, la salute mentale e la dignità di un ruolo che dovrebbe essere protetto, non sacrificato.

Wittich lo dice con una calma che fa più rumore di qualsiasi polemica:
Qualunque cosa sia successa, non c’è stata una discussione adeguata, né sostegno per i dipendenti.”

Oggi Masi lavora lontano dalla F1, tra Karting Australia e il campionato NextGen NZ.
Un esilio elegante, ma pur sempre un esilio.

 

Abu Dhabi 2021 non è un caso chiuso. È una ferita aperta, un simbolo di quanto la Formula 1 possa essere grande e fragile allo stesso tempo. Wittich non riabilita Masi: lo umanizza.
E nel farlo, mette a nudo un sistema che, quando la pressione sale, preferisce sacrificare un uomo piuttosto che affrontare le proprie contraddizioni.

Il finale di quella gara ha deciso un titolo.
La gestione del dopo ha deciso molto di più.

 

Leggi anche: Volete un pezzo di storia? In vendita la Safety Car di Abu Dhabi 2021

Leggi anche: Michael Masi torna direttore di gara: nuova avventura in Nuova Zelanda

Foto interna x.com

Foto copertina x.com


Tag
masi | abu dhabi 2021 |