Le critiche di Max Verstappen al nuovo regolamento hanno acceso il paddock, ma è la reazione di Juan Pablo Montoya ad aver spostato il discorso: per l’ex pilota colombiano, c’è un limite oltre il quale non si parla più di opinioni, ma di rispetto per lo sport.

Montoya non ha usato mezzi termini. Alla BBC ha detto:
«Bisogna rispettare lo sport. Mi sta bene che non ti piacciano le norme, ma il modo in cui hai parlato di ciò che ti fa vivere e del tuo stesso sport... dovresti rendertene conto, e ci dovrebbero essere delle conseguenze per questo».
Un attacco diretto, che arriva dopo mesi in cui Max Verstappen ha criticato apertamente le nuove unità di potenza, definendo le vetture lontane dall’essenza della Formula 1.
Montoya non contesta il diritto di esprimere un’opinione, ma il modo. E arriva a suggerire una misura estrema:
«Aggiungete sette, otto punti di penalità alla licenza, così qualunque cosa facciate dopo sarete sospesi. E vi garantisco che tutti i messaggi sarebbero diversi».
Non è un invito alla censura, sostiene, ma alla responsabilità.
«Va bene essere schietti. Non sto dicendo di non esserlo, ma non venite a definire una vettura di F1 un Mario Kart».
Poi la stoccata:
«Quando l’alettone posteriore si apriva con il DRS e raggiungevate i 30 km/h in più, non era forse finzione?».
Per Montoya, la Formula 1 deve tracciare una linea tra critica costruttiva e delegittimazione pubblica del campionato. Una linea che, secondo lui, Verstappen ha oltrepassato.
La domanda ora è un’altra: limitare le critiche dei piloti funzionerebbe davvero?
Montoya sostiene che altri campionati lo fanno già, come il WEC, dove è vietato discutere pubblicamente del Balance of Performance. In questa visione, i piloti di F1 beneficiano della popolarità dello sport, ma hanno anche il potere di danneggiarlo con dichiarazioni troppo dure.
Un limite “ragionevole”, dice, sarebbe nell’interesse di tutti.
Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: la Formula 1 non è un ambiente qualunque perché i piloti sono le prime persone a percepire i limiti tecnici, i rischi, le conseguenze delle scelte regolamentari. Zittirli, soprattutto quando parlano di sicurezza, sarebbe irresponsabile.
E poi c’è il pubblico. Sospendere Verstappen per le sue critiche, come suggerisce Montoya, avrebbe un impatto enorme: migliaia di tifosi comprano un biglietto solo per vederlo correre. La F1, già sotto pressione per il nuovo regolamento, non può permettersi di alienare una parte così centrale del proprio seguito.
Montoya ha acceso un tema che covava da mesi: quanto può spingersi un pilota nel criticare il proprio sport?
La risposta non è semplice: tra libertà di espressione e tutela dell’immagine della Formula 1, tra sicurezza e spettacolo, tra opinioni legittime e frustrazioni personali, il confine è sottile.
Verstappen lo ha oltrepassato? Montoya dice di sì.
Il paddock, come sempre, è diviso. E la F1, ancora una volta, si ritrova a fare i conti con il suo equilibrio più fragile: quello tra verità e convenienza.
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