Button apre il vaso di Pandora: insicurezze, pressione e verità scomode dei campioni
15/05/2026 11:00:00 Tempo di lettura: 3 minuti

Jenson Button conosce bene cosa significhi vivere ai vertici della Formula 1. E proprio per questo, quando parla di fragilità e insicurezze, le sue parole non suonano come teoria, ma come esperienza. Nel podcast Beyond the Grid, il campione 2009 ha offerto una lettura sorprendentemente onesta della psicologia dei piloti più vincenti della storia: Lewis Hamilton e Max Verstappen, undici titoli in due, non ne sono immuni. Anzi, secondo lui, è proprio lì che si nasconde parte della loro forza.

 

La pressione che divora: anche i giganti tremano

Button apre il vaso di Pandora: insicurezze, pressione e verità scomode dei campioni

Button parte da un punto semplice: nessun pilota, nemmeno il più vincente, è impermeabile al dubbio.
«Siamo insicuri, tutti», racconta. E cita un episodio emblematico: Hamilton alla radio, l’anno scorso, che chiede al team se abbia fatto qualcosa di sbagliato. «Sei un sette volte campione del mondo, eppure l’insicurezza si insinua».

Per Button, il meccanismo è sempre lo stesso: ci si dimentica del passato e si guarda solo all’ultima sessione, all’ultimo confronto diretto.
«Ti dici: non sono abbastanza bravo. Ho preso due decimi dal mio compagno. È folle, ma è così che funziona la pressione in questo sport».

Una pressione che, secondo lui, ha schiacciato molti talenti incapaci di gestire il peso mentale della F1.
E qui entra in scena un altro protagonista: Lando Norris.
Button lo elogia apertamente per aver parlato senza filtri della propria salute mentale: «È davvero ottimo. Dà forza agli altri».
Un gesto che, per Button, rappresenta un cambio culturale in uno sport che per decenni ha confuso vulnerabilità e debolezza.

 

Schumacher, Verstappen e il paradosso dei vincenti

Quando gli chiedono se Michael Schumacher avesse mai mostrato insicurezze, Button non esita: «Sì».
Non era arroganza, spiega, ma protezione. Piloti che sembrano impenetrabili spesso lo sono solo in superficie: «Non vogliono aprirsi. Sanno di avere insicurezze, ed è proprio questo il problema: non riesci mai a superarle».

E poi c’è Verstappen. Button vede in lui lo stesso paradosso: un campione feroce, dominante, ma comunque vulnerabile.
Perché, ricorda, la matematica della F1 è spietata: si perde molto più di quanto si vince.

«Ho corso 300 GP e ne ho vinti 15. Hamilton ha perso molto più di quanto abbia vinto. È questo che rende tutto così duro mentalmente».
Una verità che vale per tutti, anche per chi sembra invincibile.

 

Button non parla di debolezza, ma di umanità. Dietro i caschi più iconici della F1 si nascondono dubbi, paure, pressioni che non risparmiano nessuno. Hamilton, Verstappen, Schumacher: giganti che hanno costruito la loro leggenda anche lottando contro ciò che non si vede. E forse è proprio questo che rende ancora più straordinario ciò che hanno ottenuto.

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Foto copertina x.com

Foto interna x.com


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