La McLaren ha pubblicato ieri un video forte, necessario, difficile da ignorare e a cui vogliamo dare ulteriore risalto. Mentre scorrono screenshot di commenti violenti, offensivi e disumanizzanti, Zak Brown, team principal della scuderia, ricorda una verità che troppo spesso viene dimenticata: dietro una monoposto, dietro una strategia, dietro un errore o una vittoria, ci sono persone reali.
La Formula 1 vive di passione, di giudizi, di discussioni accese, di milioni di ingegneri da divano, di decine di milioni di piloti da poltrona. È normale criticare una scelta al muretto, un pit stop, una prestazione in pista o una decisione strategica. Ma la critica non può trasformarsi in abuso verbale, in odio gratuito, in cyberbullismo. Come dice Brown, la pressione fa parte delle corse, l’abuso no.
Noi di Formula1.it abbiamo trattato più volte questo tema, perché riguarda tutto l’ecosistema della Formula 1: piloti, team, addetti ai lavori, giornalisti, creator e tifosi. Per questo pratichiamo da tempo una moderazione severa dei nostri canali social, rimuovendo commenti offensivi, discriminatori o violenti, con ban degli utenti coinvolti. Non è censura: è responsabilità verso una comunità che può e deve discutere anche duramente, ma senza superare il confine del rispetto. Inoltre abbiamo deciso che da oggi segnaleremo alle piattaforme e nei casi più gravi alle autorità competenti, tramite ogni strumento disponibile, qualsiasi commento di natura razziale, discriminatoria o che inciti all’odio. Se volete aiutarci, se notate commenti di questo tipo sotto ai nostri post, potete segnalarli a abuse@formula1.it.
La sensibilizzazione è fondamentale, soprattutto in giornate come lo Stop Cyberbullying Day. Ma a volte non basta. In alcuni casi è giusto anche denunciare, perché l’odio online non resta confinato a uno schermo: colpisce persone, famiglie, ambienti di lavoro, salute mentale e reputazioni.
La Formula 1 deve restare un luogo di passione, confronto e competizione. Non un’arena in cui tutto è concesso. La frase finale del messaggio della McLaren riassume bene il punto: la passione appartiene alle corse, l’abuso no.