Kyvat
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Intrighi, giochi di potere, alleanze volubili e tradimenti. Daniil Kvyat, ha raccontato lui stesso, stava tranquillamente steso a letto, guardando un episodio della serie tv 'Trono di Spade', quando è arrivata la telefonata - "durata una ventina di minuti" - del gran capo Helmut Marko, che gli comunicava l'addio alla Red Bull (intanto per il 2016, poi si vedrà) ed il ritorno nel team satellite della Toro Rosso. E tanti saluti al prezioso sedile, passato all'arrembante Max Verstappen, 19 anni, sul quale il team austriaco punta tantissimo. E Kvyat deve averla percepita come una pugnalata alle spalle, se ha definito la Formula 1 "uno sport crudele", dove "non sempre basta quello che dimostri in pista".
La 'retrocessione' - forse già decisa, ma nei fatti giunta dopo l'autoscontro di Sochi, con il doppio tamponamento ai danni di Sebastian Vettel - ha monopolizzato la conferenza stampa di avvicinamento al gp di Spagna, quinta prova del Mondiale. Il tedesco, intanto, ha perdonato: "Ha avuto il coraggio di chiamarmi dopo l'incidente. Per me il caso è chiuso". Non così per il povero Kvyat.  "E' stato uno choc - ha ammesso - Come penso di reagire? Continuerò a spingere al limite in pista. Tre settimane fa ero sul podio, poi è stata presa questa decisione, ma io non posso giudicare le scelte dei responsabili". Spera che gli sia data una chance di tornare alla Red Bull? "L'importante adesso è fare bene nelle 17 gare che mancano - ha risposto -. Non credo che questo cambiamento sarà d'ostacolo alla mia carriera. Ci saranno altre opportunità".
Marko gli ha senz'altro spiegato i motivi del declassamento, ma il russo li tiene per se. "Ho portato a casa dei punti, ho fatto un buon lavoro di sviluppo. Dalla Cina stavo diventando sempre più competitivo, ma sappiamo che in F1 non sempre basta quello che dimostri in pista. E' uno sport crudele. Il perché di questa decisione? Chiedetelo a chi l'ha presa". 
Così è apparso Verstappen: "Ora potrò lottare per il podio. Mi devo abituare alla nuova macchina e questo sarà l'aspetto più impegnativo. Intanto voglio godermi la stagione, poi vedremo cosa succederà. Se temo di bruciarmi? Il rischio più grosso è stato arrivare a 17 anni in F1 e mi sembra di averlo gestito bene. Ricciardo? E' un pilota esperto, cercherò di imparare da lui".
La lotta per il titolo piloti è così passata in secondo piano. Lewis Hamilton, secondo e staccato di 43 punti da Nico Rosberg - compagno nella Mercedes e vincitore delle prime quattro gare del 2016 - la vede dura, ma non si arrende: "Devo cercare di fare quello che posso con quello che ho. La montagna da scalare è molto ripida, ma io adoro queste sfide". Quanto alla Ferrari, "sta migliorando costantemente, si sono avvicinati, hanno molta fame di vittorie. Ma ce l'abbiamo anche noi ed anche il nostro team sta continuando a progredire". "Sulla carta, sembra che ci siano migliori possibilità rispetto all'ultima gara, ma è anche vero che corriamo sulle piste e non sulla carta" ha ironizzato Vettel.


Fonte Ansa.it

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