L’insostenibile leggerezza dell’essere

Ce l’ho con Verstappen. Con Max Verstappen, il padre tutto sommato mi stava anche simpatico. Ma il diciottenne proiettato nello stardom come uno shuttle comincia ad oltrepassare la linea troppo spesso.

Nell’incidente della partenza nulla mi toglie l’idea che sia il pilota della Red Bull ad avere torto. Probabilmente Vettel avrebbe potuto essere un po’ più delicato nello sbattere la porta in faccia a Raikkonen, ma questi si è trovato nell’impossibilità di chiudere la traiettoria perché l’olandese, come suo solito, ha staccato come se non ci fosse un domani, nonostante fosse chiaro che non c’era spazio per un’altra macchina. La posizione di Iceman poteva far pensare ad un fianco scoperto, ma in realtà la Ferrari numero 7 stava giustamente impostando la curva per spalancare subito il gas e mettersi negli scarichi di Rosberg. I piloti professionisti sanno come affrontare l’insidiosissimo primo tornante e sanno che tentare una mossa come quella di Verstappen significa contatto sicuro.


Basta riguardare la partenza per accorgersi che il contatto apparentemente causato da Vettel sarebbe stato comunque inevitabile e l’olandese sarebbe finito in ogni caso nella pancia di Raikkonen. Al via infatti la Ferrari scappa agevolmente in seconda posizione, e Verstappen si trova addirittura dietro gli scarichi della Rossa. Quando il finlandese preme il freno l’altro accelera, fiondandosi all’interno non si sa con quale proposito: all’ingresso infatti l’ala anteriore della sua monoposto è dietro alle ruote anteriori di quella italiana. La velocità di Verstappen è tale che non sarebbe comunque riuscito a girare il muso per tempo, anche se non fosse intervenuto Vettel a chiudere bruscamente la traiettoria di Raikkonen, fattore che ha accelerato il contatto tra i due.

Non pago di questo ha calato il carico da 90 quando a Les Combes ha voluto letteralmente buttare fuori Raikkonen: anche in questo caso si vede la Ferrari all’esterno della curva, ma tanto si allarga Verstappen che egli stesso finisce fuori dal tracciato. Inconcepibile poi che la Ferrari abbia restituito la posizione: il giovincello aveva provato lo stesso giochetto anche con Perez che si è ben guardato dal restituire la piazza. Quanto accaduto nel giro seguente invece, pur dimostrando lo scarsa educazione di Max, non ritengo possa essere oggetto di punizione, almeno non alla stregua degli altri due episodi. Sul rettilineo dopo l’Eau Rouge la Red Bull si posiziona in mezzo alla pista. Raikkonen non è sufficientemente animale per andarsi a prendere l’esterno e con la solita e malcelata malizia gli viene tagliata la strada. Anche in questo caso non si capisce comunque a che pro abbia lottato come fosse l’ultima curva: pochi giri dopo infatti si sarebbe fermato per cambiare le gomme: che bisogno c’era di mettere a repentaglio la vita di un altro concorrente per mantenere una posizione, peraltro inutile, per pochi chilometri?

Dopo quello che è successo in Ungheria urge un intervento da parte della FIA, la cui mancanza di autorità ha più volte sconfinato nel ridicolo. Oggi nessun avvertimento e nessuna penalizzazione per un pilota che ha messo a serio repentaglio la propria incolumità e soprattutto quella degli altri. Ma c’è tempo per rimediare: così come, qualche anno fa, è stato “suggerito” a Grosjean di rimanere ai box per qualche Gran Premio per chiarirsi le idee (e gli effetti sono stati benefici, considerando l’evoluzione della carriera del francese), alla stessa stregua bisogna fermare Verstappen. Sono abbastanza sicuro che se fosse stato ancora un pilota della Toro Rosso lo avrebbero messo dietro la lavagna già dopo Budapest, mentre in quel caso qualche scellerato addetto ai lavori ha definito eroica la difesa della sua posizione. Adesso non ci sono più scusanti. Il rischio, più che concreto, è che alla prossima staccata non ci sia il mansueto Raikkonen, ma qualcuno di un po’ più aggressivo che non si farebbe certo problemi a portarsi a muro lo scorrettissimo pilota olandese.


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