La fortuna è cieca ...
Ma la sfiga ci vede benissimo. La più famosa legge di Murphy dice che se qualcosa può andare storto, allora ...

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La più famosa legge di Murphy dice che se qualcosa può andare storto, allora andrà sicuramente storto: a parti invertite la domenica di Silverstone non poteva andare meglio all’invincibile Lewis Hamilton (10 e lode) e più in generale all’intera corrazzata Mercedes, conquistatrice di una doppietta meritata anche se certamente arrivata con un po’ di fortuna.

Gli elogi non sono mai troppo pochi per un fuoriclasse come Hamilton che, quando vive week-end del genere, ricorda davvero i campionissimi d’altri tempi. Oggi però la sua grandezza brilla più che in passato, quando il dominio delle frecce d’argento azzerava la concorrenza e l’unico metro di paragone era un Rosberg di cui non si riusciva mai a capire il reale valore. La pole position di ieri è stata maestosa così come in generale tutta la conduzione di gara che l’ha portato addirittura a conquistare il grand chelem (non poteva farsi mancare il giro veloce proprio negli istanti finali). Ennesima vittoria che arricchisce un palmares strabiliante e che in pratica annulla il divario in classifica piloti.


Bottas (8) ha completato l’opera con una strategia indovinata e un pizzico di fortuna. Perché se quello che è accaduto a Vettel (6) può catalogarsi come dazio da pagare per non essere stato in grado di superare in pista un velenosissimo Verstappen (8, i suoi duelli con le Ferrari sono sempre molto ruvidi, ma in questo caso privi di irregolarità), certo non si spiega come sia possibile che al super-delicato Raikkonen (9), autore di una delle migliori gare della stagione, sia esplosa la gomma anteriore a soli due giri dal termine. La sosta di Iceman non è stata anticipata per scavalcare chi gli stava davanti (è stato molto bravo a tenere a bada l’olandese), ma ciononostante la Pirelli gialla (1) è andata in frantumi stendendo il tappeto rosso alla Mercedes e costringendo i tifosi del Cavallino a correre in farmacia per le scorte di Maalox causate dagli ormai famosi pugni chiusi di Toto Wolff.

Raikkonen comunque è riuscito a chiudere sul gradino più basso del podio, mentre il compagno è stato scavalcato, oltre che da Verstappen (fenomenale la strategia della Red Bull che gli ha cambiato le gomme in via precauzionale) anche dal buon Ricciardo (9, indiavolata rimonta dall’ultima fila) e dall’eccellente Nico Hulkenberg (8), autore di una delle migliori prestazioni annuali della Renault. Dietro al tedesco, che conserva ancora la leadership sia pur per un punto, hanno concluso ancora una volta in fila le due Force India, con Ocon (7) che l’ha spuntata su Perez (7). Altri punti preziosi per la scuderia indiana che si conferma autorevolmente quarta forza del mondiale con una coppia di piloti tra le meglio assortite dello schieramento, anche se ci saremmo attesi di vederle davanti alla Renault. Certo lo stesso non può dirsi della Toro Rosso: con l’harakiri di cui si è reso ancora una volta protagonista, crediamo (speriamo?) che Kvyat (1) abbia definitivamente esaurito i jolly a disposizione. Non ci sarebbe da meravigliarsi se in Ungheria al suo posto ci sia un altro pilota.

Ennesima domenica da dimenticare anche per Alonso (ng), appiedato ancora una volta dal catastrofico motore Honda. Ormai gli indizi che parlano di un’uscita del costruttore nipponico sono numerosi. Sarebbe davvero un peccato veder diminuire il numero di fornitori di PU, ma ci chiediamo in che posizione potrebbe issarsi una McLaren con un propulsore degno di tal nome. Se Vandoorne (voto 6) è riuscito ad arrivare a ridosso della zona punti, c’è da scommettere che lo spagnolo potrebbe arricchire la competizione per le posizioni di testa. Invece continuiamo imperterriti ad assistere ad un delittuoso spreco di talento.


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