Monte Carlo: analisi tecnica e storica del circuito del Principato

By:
919

Tradizione, atmosfera, ambiente, storia, fanno di Monte Carlo uno dei più eccitanti ed unici circuiti del Gran Premio di Formula 1.

Se prendete una bicicletta e iniziate a percorrere a tutta velocità il corridoio di casa, infilando porte, sfiorando pareti staccando di fronte al frigorifero per accelerare di nuovo verso il soggiorno, ecco che forse avrete una vaga idea di quanto il Circuito di Monte Carlo metta a dura prova le abilità tecniche dei piloti e le caratteristiche delle auto in gara.

È un circuito fatto di iperboli, costruito su estremi che lo rendono unico e spettacolare dove ogni errore di traiettoria viene pagato a caro prezzo. A Monte Carlo non si può sbagliare. A ricordarcelo sono le cinque edizioni del Gran Premio che videro solo sei piloti raggiungere il traguardo. Nel 1968 in quattro arrivarono alla fine.


Il 1996 è l’anno di un Gran Premio incredibile e surreale che già alla fine del primo giro vede sedici macchine rimaste in corsa. Alla fine del decimo di auto in pista ne erano rimaste dodici. A vincere sarà lo sconosciuto pilota della Ligier Olivier Panis che con la gara di Monte Carlo si è aggiudicato il suo primo ed unico titolo mondiale davanti a campioni ben più accreditati del calibro di Schumacher, Alesi e Hill.
La pioggia e gli errori a Monte Carlo non perdonano.

Circuito fatto di estremi, come abbiamo scritto, dove la curva più veloce e quella più lenta convivono per la gioia dei tifosi e l’abilità dei piloti. Quella del tunnel si affronta in pieno a oltre 270 Kmh, al tornante del Loewe non si superano i 60. Per questo ai piloti è richiesta una strategia particolare che impone loro di utilizzare contemporaneamente acceleratore e freno per poter mantenere la macchina in linea sfiorando le barriere. Gli elementi delle auto più stressati durante il Gran Premio sono proprio i freni e lo sterzo, tanto che la maggior parte delle vetture adotta una pompa dei freni dal diametro ridotto per ottenere la massima sensibilità. Malgrado ciò si traduca in uno sforzo maggiore per la gamba sinistra del pilota.

Le curve richiedono un angolo di sterzata che in alcuni punti è doppio rispetto a quello necessario in altre gare del mondiale, come ad esempio al tornante di Loewe e alla Rascasse
E sono proprio le curve a rendere così eccitante il Gran Premio di Monte Carlo oltre alla sua splendida ed ineguagliabile location lungo le vie della città monegasca attraverso un percorso urbano che deve fare i conti con le caratteristiche ben poco affidabili di una strada cittadina. Le celebri vedute degli spazi urbani sono parte integrante del fascino della gara. La pista attraversa Monte Carlo passando davanti al rinomato casinò, simbolo del successo del Principato, inaugurato nel 1868 per volere del principe Carlo III con l’aiuto del geniale imprenditore francese François Blanc. La gara prosegue lungo rettilinei e curve ognuno con una propria storia e identità. Alcune curve rimandano a nomi illustri, altre fanno parte di una toponomastica ben più pratica ed efficace.
La curva del Portiere prende il nome dall’ingresso dell’albergo interno alla svolta ed è qui che Senna dovrà abbandonare la gara quando la ruota anteriore sinistra della sua vettura toccherà le barriere della curva. Senza perdere tempo a passare dai paddock il campione della McLaren tornerà direttamente nel suo appartamento. Per più di due ore nessuno saprà che fine ha fatto Ayrton.
La curva del tabaccaio è evidente, ma non diamola per scontato visto che oggi al suo posto sorge un ristorante pizzeria. È proprio qui che nel 1950 un’onda si infrangerà sulle barriere invadendo la pista. Le macchine andranno a cozzare l’una contro l’altra ed eviteranno il tamponamento solo il mitico Fangio e Villoresi.
La Massenetri chiama alla mente le opere liriche di cui è autore il compositore Jules Massenet con la cui celebre Manon si cimenterà anche Giacomo Puccini. La curva è stata testimone nel 2002 dell’abilità e freddezza di spirito del pilota della Toyota Mika Salo quando con i freni ko la sua unica possibilità di rallentare fu quella di toccare con la macchina il guard-rail evitando così un pauroso incidente.
È nel tunnel che i piloti raggiungono la massima velocità del circuito anche se solo per pochi secondi ed è il tunnel che nel Gran Premio del 1984 fu allagato dai pompieri su suggerimento di Niki Lauda. Tanto era bagnata la pista che il pilota della Ferrari non vide altra alternativa per garantire la sicurezza dei piloti che infradiciare anche il tunnel.
Storie e aneddoti di un circuito che più di ogni altro ha reso la Formula 1 lo spettacolo che ancora oggi continua ad emozionare milioni di persone.

Articolo originale su f1analisitecnica.com


Tag
gp monaco | monte carlo |


Commenti
- Formula1.it
Tradizione, atmosfera, ambiente, storia, fanno di Monte Carlo uno dei più eccitanti ed unici circuiti ...

Lascia un commento

Per commentare gli articoli è necessario essere iscritti alla Community F1WM.

Inserisci i dati del tuo account dal link "Log In" in alto, se non sei ancora un utente della nostra Community, registrati gratuitamente qui.

Registrati



Community Formula1.it