Intervista a Paolo Marcacci autore di 'Villeneuve - il cuore e l'asfalto'

Intervista a Paolo Marcacci autore di 'Villeneuve - il cuore e l'asfalto'

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Paolo, grazie davvero per il tempo che dedichi a noi ed ai nostri lettori.

A voi, di cuore, anche perché non avrei mai pensato di essere intervistato da una testata specializzata sulla Formula Uno.

Sul tuo profilo Twitter leggiamo "In realtà sono morto il 30/05/1984, dopo un rigore di Kennedy. Il resto sono stati soltanto spasmi muscolari e contrazioni nervose." Vuoi parlarci un po' di te?

Quella data, vale a dire quella della sconfitta ai calci di rigore contro il Liverpool, nella finale di Coppa dei Campioni, per me romanista dodicenne fu un vero e proprio trauma. Mai superato, ci tengo a precisarlo. Una ferita sempre aperta, che si sarebbe aggravata esattamente dieci anni dopo, con la tragica scomparsa del "mio" capitano di allora, Agostino Di Bartolomei. Facciamo prima a dire che ogni romanista il 30 maggio lo ha tolto dal calendario.

Hai raccontato storie di grandi campioni del calcio come Totti e Johan Cruijff, adesso è uscito il tuo tributo a Gilles Villeneuve, "Il cuore e l'asfalto". Cosa ti appassiona di più, la tua Roma o la Formula 1?


Bella domanda...Direi che la Roma è un fatto di fede che si rinnova ed è diventata nel tempo anche una professione e per questo mi sento un privilegiato; la Formula Uno, pur con tutte le differenze tra le varie epoche, continua a essere una fonte di fascino inesauribile, anche se la tecnologia esasperata, secondo me, ha sottratto poesia a tutti gli sport motoristici.

Nel libro ci racconti di un minuto e delicato giovane canadese a cui fin da piccolo piace portare al limite ogni cosa che ha la possibilità di guidare, dall'auto del padre alle motoslitte da neve su cui inizia la sua carriera. Una maniacale ricerca della velocità. Ma quali erano le doti uniche di quel ragazzo?

Era un predestinato. Questa è la cosa che affascina più di ogni altra. Con un volto più da poeta che da pilota. Le sue doti erano quelle dei geni che eccellono in ogni arte; perché la sua guida era una forma d'arte, ineguagliata è ineguagliabile, anche a detta dei suoi grandi avversari dell'epoca.

Ed improvvisamente quel ragazzo riceve una telefonata dall'Italia...  

Già. In un inglese corretto ma con accento emiliano...Da Maranello, per la precisione. Chiunque avrebbe pensato a uno scherzo. Ma nessun uomo è un'isola, disse qualcuno. Dunque i destini di una Ferrari che aveva rotto drasticamente con un campionissimo come Lauda necessitava di una rinascita totale. Ed Enzo Ferrari volle dimostrare che il Cavallino, se voleva, il pilota se lo "fabbricava" in casa, anche se si trattava di uno sconosciuto proveniente dalle nevi canadesi. Destini che si incrociano...

Paolo, le pagine del libro sono permeate di nostalgia per una Formula 1 che non esiste più, fatta di cavalieri sporchi ma leali, di eccentrici investitori e di progettisti un po' folli e lontani anni luce dal servire logiche commerciali. Quanto era più affascinante quel mondo?

Era un ambiente di eroi, magari ricchi e privilegiati ma pur sempre eroi; di cinici avventurieri, di folli e di poeti come Gilles. Era un poema cavalleresco con molti più "cavalli" degli altri. Ed era una generazione di personaggi e profili caratteriali degna di un casting cinematografico. Penso al sangue freddo di Niki Lauda, a un guascone come Piquet, a un profilo nobile come il romano Elio De Angelis e a tanti altri fuoriclasse. Con nostalgia, ci penso.
Scrisse Dino Buzzati, all'indomani della morte di Ascari, nel 1955, che i piloti di Formula Uno vanno paragonati ai pionieri, agli scienziati e ad altri scopritori, perché spostano in avanti la soglia delle conquiste umane; altrimenti sarebbe solo un gioco di ruote e sangue freddo. La penso allo stesso modo.

Gilles, l' "aviatore", affrontava ogni gara senza fare calcoli, ogni curva con il solo obiettivo di raggiungere il limite. Questo lo ha contraddistinto sia in bene che in male. E' stato l'eroe della folla ma ha anche gettato al vento vittorie e forse almeno un titolo mondiale. Nella Formula 1 di oggi vedi qualcuno che te lo ricorda?

Mah...Verrebbe da dire Verstappen Jr - non popolarissimo in questo momento - ma in realtà non vedo nulla di Villeneuve nel modo in cui questa generazione di piloti interpreta le corse e il rischio ad esse connesso.

All'inizio della sua esperienza in Ferrari era molto lo scetticismo nei suoi confronti. In fondo era quasi uno sconosciuto in cui sembrava credere solo Enzo Ferrari. Eppure gara dopo gara ha guadagnato il rispetto di compagni ed avversari e questo nonostante epici duelli in cui non ha mai alzato il piede. Esiste ancora quel "codice" non scritto e quella rispettosa rivalità nei duelli di oggi?

Credo che resista in personaggi come Ricciardo, Massa, i due ferraristi e forse qualche altro. Ci metterei anche Alonso. Ma credo sia cambiata la filosofia e siano cambiati, troppo, gli uomini.

La sicurezza in Formula 1 ha fatto passi da gigante dagli anni in cui correva Villeneuve, monoposto e circuiti sono studiati per garantire grande protezione al pilota. Dalla prossima stagione vedremo il sistema di protezione Halo che in tanti criticano non solo esteticamente ma anche concettualmente. Può un eccesso di sicurezza aver tolto qualcosa al fascino della Formula 1?

Bene la ricerca della sicurezza, sempre. Però nessuna disciplina va mai snaturata. L'Halo mi fa pensare a una sorta di navicella; non mi piace dover rinunciare al dettaglio nitidi del pilota che piega il casco nei tornanti.

Paolo, chi vince il mondiale 2017?

Vettel. Pronostico di cuore, ovvio.

Grazie ancora Paolo. Non possiamo che chiudere consigliando a tutti i nostri lettori di leggere "Il cuore e l'asfalto", la storia di un ragazzo "minuto e delicato" che ha fatto la storia della Formula 1. 

Se mi permettete, vorrei aggiungere che è un libro destinato non solo agli appassionati in senso stretto, ma a chiunque abbia bisogno di romanticismo e storie eccezionali.

Un'ultima cosa: a chi è dedicato "Villeneuve - Il cuore e l'asfalto" ?

Grazie per questa domanda in particolare.
È dedicato al bambino che ero trentacinque anni fa. E al mio eroe, volato via in un giorno di maggio senza mai svanire. Spero lo leggano tutti i bambini, di ogni età, che hanno avuto un eroe. 


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gilles villeneuve | paolo marcacci | cuore asfalto | intervista |


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Un libro destinato non solo agli appassionati in senso stretto, ma a chiunque abbia bisogno di storie ...

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