Stagione Formula 1 2018: Meno Halo, più curve
02/02/2018 18:25:43 Tempo di lettura: 3 minuti

A partire dal 2018 assisteremo ad una straordinariamente buffa rivoluzione in Formula 1. Chi si aspettava regolamenti meno criptici e cervellotici dovrà darsi pace (il “napoleone” della Fia ha detto, più o meno, che le regole della Formula 1 sono più sacre ed immutabili dei 10 comandamenti). Mentre le monoposto si rifanno il trucco con l’Halo (l’immondo infradito) e avremo orari bislacchi e demenziali per la partenza dei Gp, udite udite, non avremo più le ombrelline (o grid-girl). Nel comunicato stampa di Liberty Media (il nome è un ossimoro, visto che questi sono dei neopuritani) si afferma che le ombrelline “non sono più in linea con i valori del marchio”.

Idioti, imbecilli, cretini.

Non voglio scadere ulteriormente nel turpiloquio. Credo che, e sono in tanti a pensarlo, dietro questa scelta ci sia un rigurgito di politicamente corretto, una sorta di “opposto estremismo” assurdo e inutile. Se si vuole fare una vera rivoluzione, si facciano pilotare liberamente le donne. Conta solo il cronometro no?

Come dice Ecclestone: “Non riesco a capire come una ragazza di bell’aspetto che sta in piedi vicino ad un pilota e con un numero davanti a una vettura di Formula 1 possa essere offensiva per qualcuno”. In quanti stiamo rimpiangendo il grande vecchio in questo momento? Mai l’avremmo detto un anno fa, e invece eccoci a dargli ragione.

Se per un malinteso politicamente corretto si vuole fare la guerra alle grid girl, in quanto rigurgito maschilista, allora i nuovi padroni della F1 impediscano alla Pirelli di fare i calendari (notoriamente sexy, anno più, anno meno), si vietino tutti i calendari in cui donne procaci mostrano le loro grazie vicino a supercar le cui marche partecipano al mondiale, si impedisca alle vip che vanno ai Gp di mostrarsi in tutte le loro grazie, e le si faccia vestire pudicamente con una tutina no? Deliri! Purtroppo la realtà supera la fantasia.

Le donne, ancorché belle e procaci, sono sempre state accostate alla velocità ed alle automobili. Una bella auto è paragonabile ad una bella donna e viceversa. Ma non per machismo. Semplicemente perché entrambe ci parlano di una cosa: la bellezza.
Che non può essere cancellata per decreto. Prima o poi ci si stancherà di questi eccessi ideologici (in Usa l’elezione del puzzone Trump ha anche a che fare con questo). Tuttavia questa storia buffa delle grid girl è a suo modo esemplificativa. E’ il segnale di una Formula 1 che non sa più cosa essere, ne carne ne pesce, e che forse proprio per questo merita di finire nel dimenticatoio della Storia.
Chi vivrà vedrà.
di Mariano Froldi

Articolo originale su f1analisitecnica.com

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