Ragion d’essere

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Quattro gare, quattro incidenti: talento o follia?

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L’autoreferenza è una brutta bestia, ma non possiamo non riportare, paro paro, le ultime righe scritte appena qualche giorno fa: “in attesa che il giovane sbruffone incontri qualcuno che gli faccia capire come gira il mondo, aspettiamo il prossimo incidente”.

Non è servito attendere a lungo, infatti oggi Verstappen (4) è stato buttato fuori. Proprio così, non carnefice ma vittima dei suoi stessi modi ruvidi, è stato messo KO nientemeno che dal compagno di scuderia, una delle sue vittime preferite (assieme agli scudieri rossi). A giocare col fuoco si rimane scottati e chissà se adesso interverrà finalmente anche la Federazione, dopo che ne invochiamo provvedimenti da quasi un anno.

La musica si era capita subito: tallonato da Sainz aveva tagliato una chicane pur di non far passare la Renault durante le primissime fasi della gara. Davvero lodevole lo spirito combattivo anche in condizioni avverse, ossia senza l’utilizzo della batteria: ma, come dicevano già qualche anno fa, est modus in rebus. La lotta con Ricciardo è durata per circa mezzo Gran Premio: i due si sono sfidati con staccate mozzafiato e hanno reso elettrizzante una gara altrimenti piatta, e di questo bisogna darne atto. L’australiano è riuscito in un primo momento a superarlo lasciando, molto correttamente, spalancata la porta alla prima curva, di modo che il numero 33 potesse chiudere senza contatti. Non è stato sufficiente visto che le due ruote anteriori si sono comunque baciate, ma senza conseguenze per l’uno e per l’altro; ma Max aveva esagerato tenendo giù il piede. Alla curva successiva Verstappen, che era rimasto all’interno proprio grazie a quella toccatina, ha letteralmente costretto Ricciardo a lasciargli strada: l’alternativa era l’incidente. Un po’ come quanto accaduto tra Raikkonen ed Ocon in partenza, con le conseguenze di cui il pilota francese è ben a conoscenza.


Questa sfrontatezza, portata da chi indossa gli stessi colori, ha evidentemente fatto partire l’embolo al canguro che, non appena gli si è ripresentata l’occasione, non ha esitato a inchiodare in faccia al compagno di squadra dopo averlo superato sul rettilineo principale, in una manovra al limite della correttezza ma che aveva quantomeno garantito a Ricciardo il privilegio di poter entrare per primo per il cambio gomme. Magicamente Verstappen è riuscito a fare l’overcut, recuperando la terza piazza con le mescole usate, ma la battaglia non poteva concludersi in quel modo e l’australiano ha tentato nuovamente il sorpasso qualche chilometro più tardi, combinando il patatrak che poi ha condizionato ancora una volta il risultato finale. Anche in questo caso ci pare che le colpe maggiori ce le abbia Max: ha infatti cambiato traiettoria in frenata, contravvenendo alla regola che porta il suo stesso nome. Avrebbe dovuto essere molto più accorto, soprattutto considerando che alle spalle c’era il compagno di squadra, ma è parso chiaro che abbia voluto ripagare con la stessa moneta la violenta staccata che aveva subito qualche giro prima.

Allo stesso modo anche Ricciardo (5) non è del tutto scevro dalle accuse, perché è arrivato veramente al limite senza le idee chiare su quale traiettoria prendere, ma se Verstappen non avesse fatto zig-zag probabilmente si sarebbe evitato il contatto. Il ragionamento è lo stesso che facciamo da diverse settimane a questa parte: il giovane olandese si comporta come se non ci fossero altre macchine in pista e questo comporta grossi rischi a chiunque abbia la brillante idea di attaccarlo; la soluzione per evitare problemi è quella di tenersene alla larga, ma onestamente non ci sembra molto sportiva.

Non è comunque un caso se il “predestinato” si è già reso protagonista di quattro episodi nelle prime quattro gare dell’anno: testacoda in Australia all’inseguimento di Magnussen, contatto con Hamilton in Bahrain, toccata su Vettel in Cina. Oggi ha addirittura concesso il bis: forse sarebbe veramente il caso di fermarlo per fargli capire, con i fatti, che avanti di questo passo non può certo proseguire.

In tutto questo la premiata forneria Ferrari (3) è riuscita a confezionare l’ennesimo regalo a grandi e piccini. Tanto l’avevamo lodata per la strepitosa strategia in Australia quanto dobbiamo ancora una volta constatare l’assurdità del pit-stop di Vettel: il tedesco si è voluto fermare quando aveva un vantaggio di ben 10 secondi da un onesto Bottas, dopo che il temibile Hamilton si era autoeliminanto con un lungo. Una strategia scellerata perché avrebbero dovuto attendere, con un simile gap, che il finlandese si fermasse prima: è vero che in Cina hanno subito un tremendo undercut, ma non è Pasqua tutti i giorni ed è veramente difficile che chi segue possa recuperare 6 secondi ogni volta. Peraltro anche la scelta di qualificarsi con le super-soft non ci è sembrata azzeccata e soprattutto ancora più cervellotica la decisione di montare nel secondo stint gomme ancora più dure di quelle che si erano fatte quasi due terzi di gara con serbatoi pieni.

Voler replicare a tutti i costi le strategie di Hamilton evidentemente non paga, e speriamo che questa ulteriore beffa sia da lezione agli uomini di Maranello: peraltro oggi ci si è messa di mezzo la sorte che ha reso ancor più beffarda la domenica di Vettel (3). Senza l’incidente tra le Red Bull infatti il tedesco sarebbe comunque riuscito ad agguantare il successo, tanto era evidente la sua superiorità sulle frecce d’argento, ma certe situazioni si possono comunque preventivare (soprattutto con Verstappen in pista).

Così invece ha perso persino il secondo posto, con un sorpasso insensato su Bottas (arrivati a quel punto avrebbe dovuto pensare di finire davanti ad Hamilton) che gli ha fatto perdere ben tre posizioni. Un azzardo ancor più scellerato se si pensa che Bottas si sarebbe ritirato qualche metro più avanti.

Alla fine ha vinto Lewis Hamilton (7), al primo successo stagionale, il cui fattore C è evidentemente senza paragoni: dopo Ungheria 2015, Singapore e Brasile 2017, e lo scorso Gran Premio di Cina, il campione in carica si trova sul gradino più alto del podio senza nemmeno sapere il perché. Bravo a tenere il ritmo di Vettel fino al dritto, poi è scomparso anche nel confronto col compagno di squadra (8) che avrebbe meritato la vittoria: eppure in queste ultime due gare è riuscito a raccogliere più punti del diretto avversario, nonostante una macchina oggettivamente inferiore.

Quasi sufficiente Raikkonen (5), autore di un sorpasso improvvido a Ocon nelle prime curve (avrebbe meritato una sanzione), ma a sua volta graziato dalla dea bendata dopo un week-end in cui ne ha combinato di ogni. Il premio come miglior pilota della domenica va senza discussioni a Perez (10 e lode), su cui non avremmo scommesso due centesimi e invece addirittura esagerato nel portare a casa un fantastico podio per la Force India: questa era proprio una di quelle gare in cui gli riusciva di tutto, ed è stato fenomenale ad ottenere anche più di quello che anche i più ottimisti potevano aspettarsi. Bellissima sesta posizione per Leclerc (9), finalmente in palla con la Sauber-Alfa Romeo: guardiamo sempre con molta attenzione le sorti della scuderia col biscione.

Chiudiamo con Grosjean (voto 0, ci piace sparare sulla croce rossa), una vera e propria barzelletta vivente che a) in qualifica esce alla prima curva, b) si smalta da solo contro il muro; c) mentre guida dietro la safety car; d) dando la colpa a un avversario che seguiva a 100 metri di distanza e e) si incazza con l’ingegnere di pista che probabilmente lo stava prendendo per il culo su Whatsapp. Au revoir Romain!

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