Dilettanti allo sbaraglio

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Proprio come nelle favole... vissero tutti felici e contenti, soprattutto i proprietari di tracciato e scuderia e i millemila tifosi di Max Verstappen (8), salito per la prima volta sul gradino più alto del podio del Gran Premio d’Austria.

È da qualche settimana che sottolineiamo la crescita del giovane olandese, capace di ottenere ottimi risultati in Spagna, Canada e Francia, ma ci resta il dubbio che qualcosa non torni: in particolare quella speronata ai danni dell’odiato rivale Raikkonen che gli ha permesso di sopravanzare la Ferrari nr 7.

La penalità inflitta a Vettel per l’ostruzione su Sainz, per quanto severa, ci è apparsa giusta così come quella presa una settimana fa per l’incidente con Bottas: in quell’occasione avevamo poi auspicato che la direzione di gara adottasse il medesimo metro anche in altre circostanze e, come volevasi dimostrare, siamo stati puntualmente smentiti.


A parziale giustificazione dei commissari bisogna ammettere che lo stesso Raikkonen (7) aveva, pochi metri prima, mantenuto in modo ingiusto la seconda posizione, accelerando in una via di fuga e impedendo allo stesso Max di sopravanzarlo sul rettilineo successivo. Ma è indubbio che quella maliziosa toccatina da PlayStation sia stata determinante nel sorpasso della Red Bull.

In Austria comunque c’è stato il festival degli orrori, da cui l’unico indenne (tra i primi, ça va sans dire), è Lewis Hamilton (10): perfetto dalla partenza sino al ritiro si è dimostrato il pilota che più di ogni altro avrebbe meritato il successo. Invece è stato dapprima vittima di un grossolano errore di strategia del muretto Mercedes (3), dopo che il ritiro del compagno di squadra (5) aveva innescato la VSC; poi dell’usura anomala dello pneumatico posteriore sinistro ed infine di una rottura meccanica che ha messo KO anche l’ultima freccia d’argento in pista. In verità Hamilton ha poco da lamentarsi: l’ultima volta che si era ritirato circolava la lira e correva ancora Rosberg.

Resta il fatto che la Mercedes, con le gomme “normali”, ha degli enormi problemi e questa gara ha testimoniato quanto avevamo ipotizzato a Le Castellet (voto a Formula1.it: 10), ossia che erano state le Pirelli 0.4 a mettere le macchine di Stoccarda nelle condizioni di dominare, così come era accaduto a Barcellona. Aspettiamoci quindi di vivere l’ennesimo week-end di egemonia teutonica anche a Silverstone, dove fortunatamente terminerà questa incredibile disparità creata dalla Pirelli (voto 1).

Ancora una volta il fornitore di gomme italiano si è dimostrato catastrofico: con le ventisette mescole a disposizione è riuscito a portare le uniche che, pur essendo più dure delle altre, si sfaldavano dopo venti giri. Ormai abbiamo finito gli improperi. Avanti il prossimo.

La Ferrari (6) ha buttato all’aria l’ennesima possibilità di successo a causa di errori di set-up e dei piloti, ma anche questa volta la fortuna passava dalle parti di Maranello. Che i motori del Cavallino fossero i più competitivi l’hanno dimostrato, con fatti concreti, le Haas (quarta e quinta) e le Sauber (per la prima volta entrambe in zona punti), mentre i motorizzati Mercedes arrancavano nelle retrovie e quelli Renault si votavano ai piani alti nella speranza che non si attivasse il barbecue mode. Nonostante questo sono riuscite a perdere la prima fila in qualifica (evidentemente il pulsante magico della Mercedes fa ancora effetto) e Vettel (4) ha pensato di bene di perdere pure la seconda, guidando come certi nonni della domenica: in terza corsia ai 40 all’ora. Un altro sbaglio marchiano da parte del tedesco che poteva avere conseguenze ben peggiori, e che alla fine gli è comunque costato la vittoria.

Raikkonen è invece partito molto bene, ma non si capisce cos’abbia avuto in mente alla seconda staccata (passare Hamilton all’esterno?) e anche in quelle successive, dove ha apparecchiato la tavola a chiunque si presentasse all’uscio: Bottas, Vertappen e, perché no?, Ricciardo. L’unico a non aver trovato posto è stato ovviamente il compagno di squadra, che era anche il più affamato di tutti. Poi ha recuperato, soprattutto per i soliti problemi che hanno afflitto la Red Bull meno importante (7). Certo che l’australiano non era apparso all’altezza di Verstappen sino a quando è rimasto in pista.

Nella domenica dei doppiati (solo quelli a podio hanno finito a pieni giri) rinasce come una fenice Grosjean (9) che cancella lo zero in classifica; molto bene anche l’altra HAAS di Magnussen (8) che si issa in settima posizione nella classifica iridata. Decisamente bene anche le due Force India (8), tanto catastrofiche in qualifica quanto miracolose nel finire in sesta e settima posizione.

Il vero eroe di giornata è stato ancora una volta Fernando Alonso (10), che è riuscito a portare la macchina più scassata dall’ultima all’ottava posizione, dando voce a chi ancora rimpiange i suoi trascorsi ed evoca scenari da libro cuore. Giorno felice anche per la Sauber-Alfa Romeo che, come detto, ha chiuso la zona punti con gli ottimi Leclerc ed Ericcson (8).

Siamo quasi a metà stagione e la classifica piloti è ancora una volta all’anno zero: Vettel conduce per un solo punto ma verosimilmente perderà la testa dopo Silverstone. La Mercedes invece gioca contro sé stessa: l’ultima evoluzione del motore è evidentemente immatura e i problemi di affidabilità, praticamente sconosciuti per quattro anni, potrebbero creare qualche grattacapo nel prosieguo della stagione.

La Ferrari invece, nonostante i numerosi errori dei due scudieri, si è issata in prima posizione con 10 punti di vantaggio sulla Mercedes. Per mantenerla sino alla fine servirà più sostanza da parte di tutti: fino a questo momento la fortuna ha girato dalle parti di Maranello, ma non è detto che sarà così ancora a lungo.

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