Gp Germania - Commento e pagelle - L’amore vince sempre

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Diamo a Cesare quel che è di Cesare: Lewis Hamilton (10 e lode) in Germania ha vinto una gara strepitosa, dimostrando ancora una volta di essere il pilota che più merita il titolo mondiale.

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Diamo a Cesare quel che è di Cesare: Lewis Hamilton (10 e lode) in Germania ha vinto una gara strepitosa, dimostrando ancora una volta di essere il pilota che più merita il titolo mondiale.

Certo faremmo volentieri a meno del personaggio-Zen che riesce a trasformare il cambio nello sterzo, che tenta la reincarnazione in Mansell, che si prodiga ad invocare l’amore verso il prossimo dopo aver mandato a quel paese vecchi vicini di casa. Messaggio sicuramente recepito dai commissari di gara che gli hanno dato un benevolo buffetto per una manovra che, commessa da altri, sarebbe costata una ventina di secondi di penalità.

Ma quando si tratta di tirare fuori il massimo da questa Mercedes che, è bene sottolinearlo, NON è la macchina più veloce dello schieramento, allora Lewis ha ben pochi rivali. Perfetto a Le Castellet, sfortunato in Austria, miracolato (ma non troppo) nella terra natia, oggi ha saputo ancora una volta rimediare ad un banale errore nelle prove per infierire un colpo senza precedenti a quelli che avevano vinto in casa sua. Sicuramente l’angelo custode ci ha messo lo zampino, un’altra piccola spinta gli è stata data da Bottas (9) che si era sognato, per mezza curva, di lottare per una vittoria che si sarebbe meritato più di Hamilton (quantomeno non aveva sbagliato in qualifica), salvo poi tornare a più miti consigli, magari anche qualche goccia di pioggia gli ha permesso di scalare nientemeno che 13 posizioni in un circuito dove “è impossibile superare” (cit.).


Al di là degli sfottò il campione in carica è stato veramente superlativo a guidare sulle uova per più di metà gara, altrettanto fenomenale la sua scuderia (10) a montare le gomme giuste mentre nelle retrovie se ne inventavano di tutti i colori, e la vittoria davanti ad un pubblico delirante che solo sino a qualche curva prima sembrava essere solo a favore del “traditore” Vettel è davvero la giusta ricompensa per una domenica condotta in maniera perfetta.

A colorare d’argento le stelle a tre punte ci ha pensato ancora una volta la Ferrari, la cui specialità della casa è il “buttiamoci via”. Vettel (1) è riuscito laddove nemmeno Stroll era stato in grado di avventurarsi: andare dritto su una curva lenta, adagiando il cavallino sulle morbide coperture di bordo pista, quando stava comodamente dominando con circa 10 secondi di vantaggio su Bottas. Inconcepibile che un pilota che aspira al titolo mondiale possa commettere un errore del genere. La Ferrari è la monoposto migliore del lotto, si guida su due binari, il diretto rivale si trova a mezza pista di distanza e non ha nemmeno il cruccio di un compagno di squadra scomodo. Eppure “Seb” ne ha combinata un’altra delle sue dimostrando purtroppo che non è affatto quel fuoriclasse che tanti tifosi si ostinano di credere. Negli anni alla Red Bull poteva viaggiare col braccio fuori dall’abitacolo e dare comunque un secondo al giro ad Alonso, ma ora che c’è da aumentare di un minimo il livello di concentrazione vengono a galla tutti i limiti di un pilota su cui, a nostro modo di vedere, la scuderia di Maranello ha puntato troppo.

E che dire di Raikkonen (5)? Pare che sia in grado di dare fastidio solo al proprio compagno: quando si è trovato Bottas alle calcagna è durato mezzo giro, provando il sorpasso su un pessimo Magnussen (doppiato) in un punto allucinante e finendo col servire la tavola al finlandese che non ha fatto altro che l’ordinaria amministrazione. Poi, con le gomme nuove, non è nemmeno riuscito ad avvicinarsi quel che bastava per utilizzare il DRS e provare quantomeno a riprendere la seconda posizione. Il tutto con una Ferrari versione astronave: non osiamo immaginare cosa sarebbe successo con una monoposto “normale”. Ciononostante c’è ancora chi crede che forse sarebbe il caso di rinnovargli il contratto ancora per un anno: magari si riprende.

Degne del libro delle barzellette anche le strategie del muretto (2). Hanno impiegato 5 giri a far passare Vettel; per compensare hanno richiamato nel momento meno opportuno il pilota che per primo aveva cambiato le gomme, quando con un minimo di azzardo l’avrebbero potuto lasciare lottare per la prima posizione. Non sappiamo cosa altro aggiungere (forse è meglio).

Chiudiamo con un plauso a Verstappen (8): pare impossibile ma Max questa volta ha dimostrato una maturità che non ci saremmo attesi, considerati i suoi trascorsi. Invece ha provato a lottare regolarmente con Raikkonen, senza avventurarsi in quelle manovre spericolate che gli appartengono e che gli sarebbero potute costare la gara. La quarta posizione di oggi era davvero il massimo che l’olandese potesse portare a casa con una macchina decisamente più lenta di Ferrari e Mercedes: missione compiuta e un altro passo fatto verso la consacrazione.

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