Ferrari, Imola sarà decisiva per capire il valore della SF21?

Ferrari, Imola sarà decisiva per capire il valore della SF21?

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Archiviata la prima tappa stagionale in Bahrain, la F1 farà aspettare, per ben tre lunghe settimane, tutti i suoi fan prima di disputare la seconda gara della stagione ad Imola.
Un tempo lungo, adatto però a riflettere sui verdetti della prima gara dell'anno e soprattutto sul valore dei singoli team.

Ovviamente, il team che genera il maggior numero di riflessioni, opinioni e dibattiti è la scuderia Ferrari che, già dalla tappa di Sakhir, ha diviso l'opinione pubblica, creando due correnti di pensiero.
Da una parte si schiera chi considera la SF21 un gran bel passo avanti rispetto alla disastrosa SF1000. Dall'altra, invece, abbiamo chi vede la nuova monoposto del Cavallino uno step in avanti rispetto al modello precedente, ma comunque (per ora) inadatta a far dimenticare il 2020.

Mettiamola così, entrambe le scuole di pensiero possono aver ragione, portando entrambi delle validissime argomentazioni.
È vero, la SF21 ha fatto progressi rispetto alla vettura 2020, poiché il distacco rimediato in qualifica è minore rispetto al Bahrain 2020, così come quello in gara, seppur quest'ultimo si attesta sul minuto...un'eternità in F1.
Ed ecco, è proprio su questo punto che emergono le ragioni di chi ritiene la SF21 migliore della SF1000 ma ancora una vettura mediocre, non in grado di lottare per il terzo posto tra i costruttori.
Non solo, ma questo punto di vista è anche supportato dalla dinamica degli eventi del primo GP a Sakhir.
Le Rosse, di fatto, hanno chiuso in sesta e ottava posizione ma, come si dice, l'apparenza inganna, poiché analizzando nel dettaglio il fine settimana, il bilancio per il team di Maranello non è tutto rose e fiori come sembra.

I due piloti Ferrari, dopo la bandiera a scacchi, si sono detti soddisfatti della prestazione e del comportamento della vettura, sostenendo di aver espresso praticamente il massimo del loro potenziale durante i 56 giri di gara.
La stessa cosa invece non riguarda i diretti avversari alla Rossa i quali, chi più chi meno, hanno avuto nel post gara, qualche motivo per cui essere insoddisfatti.
In primis Daniel Ricciardo che ha corso tutta la gara con dei danni al fondo sulla sua McLaren, quantificati in tre decimi di secondo al giro, chiudendo tra Sainz e Leclerc.
Anche in Alpha Tauri, che in puro spirito Giapponese hanno fatto harakiri, hanno molto da recriminarsi, poiché si sono autoesclusi dai giochi, sia con errori al box in qualifica con Tsunoda, costringendolo ad una gara di rimonta, sia al via con Gasly che ha distrutto la sua ala anteriore contro la Mclaren di Riccardo dopo 4 curve.
Poco male, verrebbe da dire, valutando solamente il nome e il background dei team coinvolti, eppure ciò non è affatto vero in quanto le due AT02 hanno mostrato, nei test, nelle prove libere e nella fase finale di gara, un ritmo superiore a quello dei due alfieri del Cavallino.

A tutto ciò, va aggiunto un Fernando Alonso che non ha chiuso la gara per problemi ai freni (mentre era in lotta con Carlos Sainz) e le due Aston Martin che, indubbiamente, sfrutteranno la collaborazione con Mercedes per mettere a punto la propria monoposto che, sinora, è apparsa poco competitiva, anche e soprattutto considerando il punto di partenza della passata stagione. Non solo, ma potranno contare anche su un certo Sebastian Vettel, ancora in fase di apprendimento e di adattamento con la nuova vettura.

Ora, svolte queste considerazioni, anche senza mirabolanti operazioni matematiche, basta poco per capire che le due Ferrari (se i valori in campo dovessero confermarsi invariati rispetto alla trasferta mediorientale) potrebbero tornare ad occupare la zona a margine della zona punti, proprio come accadeva nel 2020, vanificando gli step in avanti svolti dai tecnici a Maranello sulla vettura, e rendendo dunque la SF21 non poi così dissimile alla sciagurata SF1000.

Messa così, questa lettura dei fatti sembra non dare scampo alla Ferrari, bollando il 2021 come una potenziale copia del disastroso 2020.
Non occorre però cadere in conclusioni affrettate, ma valutare oggettivamente tutti gli elementi, e considerare che ci sono, ad oggi, anche delle attenuanti a favore del team di Mattia Binotto.
La prima riguarda la pista (quella di Sakhir, estremamente probante per la power unit) che, nel 2020 era stata una delle peggiori per il team Italiano e, data la stabilità regolamentare, non ci sono validi motivi per cui non sarebbe dovuta essere ostica anche nel '21.
Seconda attenuante, quella riguardante la poca conoscenza della vettura: la SF21, tra le monoposto del midfiel, è quella la cui base di partenza era meno solida e che è stata maggiormente rivista, sia a livello telaistico che motoristico (e proprio sulla PU, Binotto si è detto soddisfatto dei passi in avanti svolti, seppur non ancora sufficienti per avere un propulsore totalmente a livello dei rivali).
Di fatto, i margini di crescita della Rossa potrebbero essere maggiori rispetto ai rivali.

Eccoci allora arrivati al punto cruciale di questa riflessione, riguardante il peso specifico che il prossimo round stagionale, in Italia, potrebbe avere sulle sorti della stagione Ferrari.
Imola, l'autodromo Enzo e Dino Ferrari, oltre che un appuntamento al quale il Cavallino arriverà con grande responsabilità di dover fare bene, in onore dei tifosi Italiani e del fondatore, potrebbe già essere uno spartiacque importante per la stagione.
In soldoni, potrebbe essere un buon banco di prova per stabilire se la SF21 (e il 2021 Rosso) potrà sancire una svolta rispetto al pessimo 2020, oppure se il 2021 sarà un bis, forse appena meno doloroso, del 2020.

Sulla pista in riva al Santerno, nello scorso Novembre, il Cavallino non andò malissimo (rispetto alla media complessiva della stagione), specie sul passo gara con entrambi i piloti.
Di fatto, il paragone sarà inevitabile e sarà molto importante osservare e valutare il rendimento di Carlos Sainz e Charles Leclerc, poiché se le prestazioni dovessero essere quelle viste in Bahrain, i tifosi Ferrari potranno sperare in una stagione non completamente avara di soddisfazioni, magari con qualche podio e, chissà, vittorie di tappa (seppur con condizioni particolari).
Al contrario invece, una debacle Imolese, con le Rosse dietro ad Alpha Tauri, Mclaren, e almeno una Aston Martin e/o una Alpine potrebbe gettare le basi per un ennesima annata da dimenticare, con le speranze di rinascita riposte, ancora una volta, al prossimo anno.

Un prossimo anno che, come non mai, dovrà essere vincente, poiché sin dal 2019 vengono svolti grandi proclami e viene posta grande fiducia sul 2022 e sul nuovo regolamento tecnico, il cui fallimento sarebbe la certificazione del fallimento dell'intero progetto e potrebbe originare un'ennesima ricostruzione del team che altro non farebbe se non allungare il digiuno di vittorie.



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