Addio a Frank Williams, una leggenda proprio come Enzo Ferrari
Al di là delle bandiere e del tifo, ognuno di noi non può che aver ammirato Sir Frank proprio come ha ammirato Enzo Ferrari

Frank Williams, una leggenda della Formula 1.

Se n'è andato in una fredda e piovosa domenica di Novembre, una di quelle tristi, orfane del rombo dei motori che circa una ventina di volte l'anno scatena le emozioni più disparate tra gli appassionati di questo sport. E se n'è andato in silenzio, lascando a tutti un vuoto colmabile solo dal ricordo dei tempi che furono.

Frank Williams e l'amore per i motori

Quando verso la fine degli anni cinquanta un suo amico gli fece guidare una Jaguar XK150, Williams capì subito che il mondo dei motori sarebbe diventato centrale nella sua vita. Una passione che, dopo anni trascorsi a fare il meccanico e il pilota, trovò la sua consacrazione nel 1966 con la fondazione della Frank Williams Racing Cars.


L'esordio nelle corse

Nella fase iniziale del suo percorso, il team automobilistico gareggiò in Formula 2 e Formula 3, schierando tra le sue fila piloti come Piers Courage, Richard Burton, Tetsu Ikuzawa e Tony Trimmer. Poi, nel 1969, Williams passò alla Formula 1, acquistando il telaio di un vecchio modello della Brabham. Nel 1970, la scuderia intraprese un breve periodo di collaborazione con Alejandro de Tomaso, che terminò subito dopo la tragica morte di Courage nel GP d'Olanda di quell'anno. Nel 1972 la Williams progettò e costruì la sua prima vettura, la Politoys FX3 su progetto di Len Bailey, poi schiantatasi nella gara d'esordio, con a bordo Pescarolo. Frank, in quel periodo a corto di soldi (conduceva gli affari della scuderia da una cabina telefonica, dopo che gli staccarono le linee del telefono per non aver pagato le bollette), riuscì a risolvere i problemi finanziari grazie alle sponsorizzazioni della Marlboro e dell'Iso Rivolta.

Il "fallimento" e poi... il coronamento di un sogno!

E proprio dopo il fallimento dell'Iso, infatti, nel 1976 Williams dovette cedere al magnate petrolifero Walter Wolf il 60% della proprietà. L'anno successivo, dunque, assieme all'ingegnere Patrick Head, Frank decise di lasciare in maniera definitiva la scuderia. I due, in seguito, acquistarono un negozio di tappeti abbandonato a Didcot, nell'Oxfordshire, e da lì fondarono una nuova scuderia, la Williams Grand Prix Engineering (l'attuale Williams) con il nome di Williams Racing.

Dalle prime vittorie ai trionfi iridati - Williams ottenne nel 1979 la prima vittoria con Clay Regazzoni, il primo titolo del Campionato mondiale piloti di Formula 1 nel 1980 con Alan Jones e il secondo nel 1982 con Keke Rosberg, oltre ai due titoli consecutivi del Campionato mondiale costruttori di Formula 1 nel 1980 e nel 1981. Dopo questa prima serie di successi la Williams si affermò come un vero e proprio top team, diventando la vettura da battere dalla fine del 1985 al 1987 e dal 1991 al 1997.

Il record - Proprio nel 1997, con gli ultimi due titoli mondiali a oggi vinti dal Team, Frank Williams raggiunse il record di essere stato il primo costruttore della storia ad aver toccato il traguardo dei 9 mondiali costruttori conquistati. Il record è rilevante soprattutto se si considera che la Williams nel 1997 correva da 20 stagioni, molte meno rispetto alle rivali principali McLaren e Ferrari.

La nota dolente

La nota dolente della carriera di Frank Williams (rimasto sulla sedia a rotelle in seguito ad un incidente nel 1986) è sicuramente stata la morte di Ayrton Senna proprio a bordo di una sua vettura (Imola, 1 maggio 1994). A quel tragico evento, infatti, seguì una lunga e sofferta trafila giudiziaria.

I processi - Nel 1996 vennero citate in giudizio sei persone per concorso in omicidio colposo. Tra questi, proprio il patron Frank Williams, il direttore tecnico Patrick Head e il progettista Adrian Newey. Nelle udienze furono ascoltati i piloti dell’epoca, compreso l’allora compagno di squadra del brasiliano, Damon Hill. Alla fine arrivò l'assoluzione per tutti nel dicembre del 1997. Il verdetto: Senna morì per la velocità e non a causa di un errore umano.

Tuttavia, il caso fu riaperto successivamente, perché secondo i consulenti del giudice il piantone dello sterzo della vettura "fu progettato male per sopportare la fatica, lavorato male per resistere alle sollecitazioni e ridotto artificiosamente di volume nel punto in cui si ruppe proprio per consentire maggior spazio alle mani del pilota e abbassare un po’ lo sterzo senza violare le norme". Seguì ancora un'assoluzione dal momento che non c’era la prova che quegli imputati avessero progettato e lavorato quel piantone. L’assoluzione venne confermata anche dalla Corte d’Appello di Bologna (novembre 1999), ma la Cassazione, nel 2003, decretò che il processo fosse da rifare. Il dibattimento si riaprì dinanzi ad un’altra sezione della Corte d’Appello, la quale nel 2005 assolse Newey e prescrisse Head. Sentenza confermata il 13 Aprile 2007 dalla Suprema Corte, che rigettò la richiesta di assoluzione con formula piena da parte del direttore tecnico. Frank Williams fu ancora (e definitivamente) assolto.


Frank nella leggenda come Enzo Ferrari

L'addio -  Al di là delle bandiere e del tifo, per quanto è stato segnante e centrale nella storia della Formula 1, ognuno di noi non può che aver ammirato tale straordinario personaggio. Addio Sir Frank Williams: un nome, un cognome, una leggenda. Proprio come Enzo Ferrari.


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frank williams | formula 1 | senna | enzo ferrari |


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