La storia della prima pilota donna in F1
14/04/2022 11:50:00 Tempo di lettura: 3 minuti

Esistono davvero “sport da maschi” e “sport da femmine”? 

Forse oggi questa distinzione sta scemando, ma ci sono ancora molte attività che vengono strettamente legate al genere. 

Non è sicuramente il caso della Formula 1 e dei motori.

Ci sono state e ci sono tutt’ora piloti donne importanti (poche, cinque in 70 anni): Maria Teresa De Filippi, Lella Lombardi, Divina Galica, Desiré Wilson e Giovanna Amati. 

E chi, tra loro, è stata la prima donna al volante di un’auto nel campionato mondiale di Formula Uno? Scopriamolo insieme con le informazioni che puoi trovare sul sito di Calciodangolo.

Maria Teresa De Filippis: la prima donna in Formula 1

Maria Teresa De Filippis è stata la prima pilota a qualificarsi ad un Gran Premio di Formula 1. 

Nata nel 1926, vive gli anni della guerra. Alla fine del conflitto, la posizione delle donne cambia, soprattutto grazie alla svolta epocale del 1946: dopo anni di lotte, il diritto di voto viene ampliato anche alle donne. Questo porta ovviamente a un lento ma inesorabile cambiamento della loro condizione all’interno del contesto sociale di cui anche lo sport fa parte. 

Maria Teresa De Filippis era figlia del conte Franz, proprietario di un’azienda elettrica campana, nonché grande appassionato di automobilismo. 

È proprio l’amore del padre per i motori che spinge Maria Teresa ad avvicinarsi a questo mondo, partecipando con lui alla prima gara all’età di 5 anni e vincendone la sua prima a 8. Ai suoi vent’anni partecipa al Giro di Sicilia del ‘48, col fratello Antonio e, successivamente, si cimenta in un tirocinio con la Fiat Topolino, con la quale vince il Volante d’Argento nella Salerno-Cava dei Tirreni. 

Nel 1949 arriva seconda della classe 750, al Vesuvio, e iniziano a scrivere di lei su “Auto Italiana”. 

Maria Teresa negli anni si crea un’ottima reputazione, sia con la stampa che con gli stessi avversari che la sfidano in corsa. Le avevano affibbiato un soprannome affettuoso: “Pilotino”, per sottolineare la sua minutezza, ma anche le sue enormi capacità alla guida.

Nel 1958 si iscrive a cinque Gran Premi validi per il campionato mondiale. A Monaco non si classifica, in quello belga arriva decima sulla sua Maserati 205F a due giri da Tony Brooks. In Portogallo si ritira per un incidente, a sei giri dal termine, a causa di un’avaria al motore. Ci fu anche un problema legato alla sua iscrizione al Gran Premio di Francia dove Raymond Roche, direttore della corsa, non la accettò semplicemente perché era donna. 

Le speranze e le aspettative nei confronti di Maria Teresa De Filippis erano molto alte, ma la fine fu drammatica. Dopo aver venduto la sua Maserati alla fine del ‘58, si qualifica al Gran Premio con la Porsche Formula 2, fatta costruire dal pilota Jean Behra. Scoprirà successivamente di essere stata estromessa dalla gara. 

La carriera di Maria Teresa De Filippis termina quando, proprio al volante di quella Porsche, sulla pista tedesca dell’Avus lo stesso Berha perde la vita dopo aver perso il controllo della vettura ed essere uscito fuori pista. Da quel momento Maria Teresa decide di non salire mai più una macchina da corsa. 

Nonostante il finale negativo, il “Pilotino” diventa uno degli emblemi dell’inserimento delle donne in un mondo di uomini, l’emblema di come non ci debba essere una distinzione basata sul sesso nello sport. La storia di Maria Teresa De Filippis mostra come non esistano sport da femmine e sport da maschi e di come il talento non sia di certo una questione di sesso.