2001

Paul Stoddart salva la Minardi

30 gennaio 2001, Faenza. In Formula 1 ci sono giornate che non hanno podi né pole, ma cambiano comunque la storia. Quel martedì la Minardi annuncia che Paul Stoddart – imprenditore australiano a capo di European Aviation – ha acquisito la squadra e l’ha strappata al fallimento. È un atto di sopravvivenza, più che un’operazione glamour: una firma che tiene acceso un sogno, non un riflettore.

I dettagli, col senno di poi, sono quasi cinematografici: Stoddart rileva la maggioranza (70%) delle quote da Gabriele Rumi e dal fondatore Giancarlo Minardi, e da lì perfino le sigle delle monoposto cambiano pelle: PS01, “PS” come Paul Stoddart.

E poi c’è il colpo che oggi fa sorridere il destino: nel 2001, grazie a quella salvezza in extremis, debutta in F1 un ragazzino che si chiama Fernando Alonso. Non segna punti, perché quella Minardi vive di orgoglio e miracoli quotidiani, ma a Melbourne chiude 12° e nel paddock capiscono in fretta che il talento non sempre ha bisogno di cavalli per farsi notare.

Stoddart, nel frattempo, diventa una figura ruvida e riconoscibilissima: schietto, spesso scomodo, quasi “politico” suo malgrado. È uno di quelli che ricordano a tutti che la F1 non è fatta solo di giganti: per anni insiste su costi e regole che strangolano gli indipendenti e su una distribuzione dei ricavi che lasciava i team di coda senza ossigeno (anche per vincoli del Concorde Agreement).

Se vi sembra un tema attuale… è perché lo è ancora.

La Minardi resiste fino al 2005, poi arriva la vendita a Red Bull: il nome cambia (Toro Rosso, AlphaTauri…), ma Faenza resta il cuore. Oggi quel filo arriva fino alla squadra che dal 2025 corre come Racing Bulls (nome completo “Visa Cash App Racing Bulls”).

Ecco perché il 30 gennaio è una di quelle date in cui la Formula 1 si ricorda di essere anche questo… “bottega”, provincia, ostinazione. E ogni tanto, da una bottega, nasce pure un futuro due volte campione del mondo.




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