
Il 14 ottobre 1980 nasce a Londra Gianpiero Lambiase, ingegnere di pista dal temperamento calmo e dalle radici italiane, oggi una delle figure più rispettate del paddock. Per Max Verstappen, è diventato molto più che una voce in cuffia: è il ponte tra la furia agonistica del pilota e la razionalità dei dati.
Formatosi alla scuola Jordan – poi Force India – Lambiase ha costruito una carriera silenziosa ma solidissima, fondata sulla capacità di leggere la gara in tempo reale e di anticipare reazioni e strategie. Quando nel 2016 passò alla Red Bull, trovò in Verstappen un talento straordinario ma imprevedibile. Da allora, il loro dialogo via radio – diretto, sincero, a volte acceso – è diventato parte integrante del mito Red Bull.
In un’intervista Lambiase ha detto di Max: «Il suo limite? La testardaggine. È convinto di sapere sempre cosa sia meglio. La sfida, per noi ingegneri, è entrare nella sua testa.»
Parole che raccontano un rapporto complesso ma straordinariamente produttivo: due caratteri distanti che si completano, due menti che parlano lo stesso linguaggio, quello della velocità.
In una Formula 1 dominata da software e simulazioni, la figura dell’ingegnere di pista è quella del vero regista nascosto. Lambiase rappresenta questo nuovo potere tecnico-emotivo, l’anello invisibile che trasforma un’auto veloce in una macchina vincente.