
3 ottobre 2014, Suzuka. Gli appassionati di Formula 1 assistono a quello che a detta di molti è un azzardo, e invece è l’alba di un’era. Max Verstappen, appena 17 anni compiuti e con alle spalle una stagione in Formula 3 con il Team Van Amersfoort Racing, prende per la prima volta parte a una sessione ufficiale di un Gran Premio.
Lo fa al volante della Toro Rosso, sostituendo Jean-Éric Vergne nelle prove libere del venerdì. La cosa impressionante è che il ragazzino olandese, figlio d’arte ancora senza patente per guidare una macchina stradale, controlla una monoposto di F1 con naturalezza che stona con la mancanza di esperienza.
Al termine della sessione chiude dodicesimo, davanti a piloti più esperti. Non era ancora l’“animale da gara” che tutti conosciamo, ma in quei giri si intravedevano già le qualità che lo avrebbero reso il simbolo di una generazione: aggressività, freddezza e l’istinto naturale del corridore.
Quella giornata a Suzuka è rimasta scolpita come il primo capitolo di una carriera che avrebbe cambiato la storia recente della Formula con la trasformazione di Max da “debuttante troppo giovane” a campione assoluto che oggi ispira rookie e milioni di tifosi.