1992

Denny Hulme

Il 4 ottobre 1992 ci lasciava Denny Hulme, il “Kiwi” silenzioso che seppe conquistare il Mondiale di Formula 1 nel 1967 con la Brabham. Campione anomalo, senza fronzoli né proclami, Hulme incarnava la concretezza dei piloti di un’epoca dura e pericolosa: pochi sorrisi, mani callose da meccanico e un talento cristallino che parlava al posto suo.

A lui piaceva correre. Non per la gloria, non per i titoli, ma per il puro istinto di competere, lo stesso che oggi ritroviamo in Max Verstappen, capace di ricordare quei corridori d’altri tempi: diretti, spietati, disinteressati al contorno mediatico. In pista contavano solo il cronometro e il coraggio.

Nel 1967 Hulme divenne il primo – e finora unico – neozelandese a fregiarsi del titolo iridato, battendo compagni e rivali più celebrati. Compagno di Jack Brabham, poi uomo simbolo della McLaren, costruì una carriera solida e rispettata, anche fuori dalla F1, tra Can-Am e turismo. Non cercava il glamour: amava le corse, la famiglia, la sua terra. E, paradossalmente, lasciò questo mondo proprio al volante, colpito da un infarto durante una gara di turismo in Australia.

La sua eredità neozelandese, dopo tanti anni, sembra oggi nelle mani di Liam Lawson, giovane talento che sogna di riportare la Nuova Zelanda nell’Olimpo della F1. Forse lo spirito ruvido e concreto di Hulme non è mai andato via del tutto: continua a vivere nei ragazzi che corrono per il gusto di correre.




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