
Il 2 dicembre 1997 è il giorno in cui la Formula 1 perse uno degli ultimi artigiani del paddock.
Ken Tyrrell annunciò che avrebbe ceduto la sua creatura alla nascente British American Racing, chiudendo un capitolo iniziato nel 1968 e scolpito da tre titoli mondiali.
Era una squadra fatta di legno, olio e idee. Il capannone di Ockham non aveva nulla delle future astronavi tecnologiche, ma sfornò la Tyrrell 003, una delle monoposto più vincenti di sempre, e soprattutto diede a Jackie Stewart un regno da cui dominare la fine degli anni sessanta.
Poi arrivarono gli anni duri: nessuna vittoria dal 1984, budget che esplodono, la rivoluzione aerodinamica che corre più veloce delle possibilità economiche del team.
Quel giorno, Ken fu onesto come sempre:
“È la decisione più difficile della mia vita… ma i costi sono volati, e noi non possiamo accontentarci del fondo griglia. Lo spirito competitivo è troppo alto.”
La frase dice tutto. Non era rassegnazione: era dignità. Tyrrell preferì cedere il nome piuttosto che vederlo trascinato, anno dopo anno, lontano da ciò che rappresentava.
Da quella vendita nascerà una catena di metamorfosi: BAR → Honda → Brawn GP → Mercedes. In altre parole, l’addio di un pioniere aprì la porta a una nuova era di super-team.
Il 2 dicembre è dunque il simbolo di qualcosa di più grande: la fine degli artigiani e l’inizio della Formula 1 globale, miliardaria, di fabbriche e colossi industriali.