
Il destino sa essere veramente beffardo o crudele. Puoi essere un cavaliere del rischio, puoi sfrecciare a 300km/h per vent'anni; parte del tuo lavoro consiste nello scendere a patti con la morte... eppure, malgrado gli incalcolabili rischi, riesci sempre a farla franca, ma succede che capitoli quando ha meno senso.
Sono passati 12 anni da quel maledetto 29 dicembre del 2013, il giorno in cui cambia per sempre la vita di Michael Schumacher.
Un incidente sulle piste da sci a Meribel cambia tutto. Micheal si trova in vacanza con la famiglia nel suo chalet “Les Brames” per le festività natalizie. Conosce bene il percorso da fare, non è uno sprovveduto. Eppure durante la discesa cade e una roccia che spunta dal manto di neve gli causa un gravissimo trauma cranico. Le conseguenze dell'impatto sono molto gravi. Un delicatissimo intervento neurochirurgico gli salva la vita. Dopo il tragico incidente, per sei mesi, Schumacher resta in coma farmacologico nell'Ospedale di Grenoble. Il 16 giugno 2014 arriva poi il tanto desiderato comunicato di Sabine Kehm. La storica portavoce ci dice che il Kaiser è uscito dal coma, che è stato dimesso e che prima di fare definitivamente ritorno a casa si sarebbe fermato alla clinica Vaudois di Losanna per ulteriori accertamenti.
Come sta oggi il nostro idolo? Un muro di riservatezza difende la sua privacy ma angoscia milioni di fan. Le indiscrezioni parlano di un certo miglioramento, ma è giusto dar credito alle voci? Possiamo solo fare affidamento sulle parole della moglie Corinna: "Viviamo insieme a casa. Facciamo di tutto per migliorare le sue condizioni, per assicurarci che sia a suo agio e per fargli sentire la nostra presenza, il nostro amore. Michael manca a tutti. Ma Michael c'è. È diverso, ma c'è".
È diverso, ma c'è. Parole come lame. Schumacher lo amiamo come si ama un'entità invisibile, come un dio vermiglio che veglia sul più dolce dei suoni: il rombo dei motori ai semafori. Certo, non c'è consolazione in questo... ma l'amore, quando soffre, si nutre di se stesso. E si aggrappa a tutto. Anche al pensiero di un uomo che diventa leggenda. L'assenza è più acuta presenza.