
Robert Kubica nasce a Cracovia il 7 dicembre 1984, ma già da bambino sembra appartenere a un mondo più veloce del suo. È il primo pilota polacco della storia della Formula 1, uno che non ha mai accettato la normalità come destino.
Il suo percorso è una linea spezzata, piena di curve che avrebbero fatto uscire di strada chiunque altro. Nel 2007 sfiora la tragedia a Montréal in un incidente a 186 mph da cui esce incredibilmente vivo. Un anno dopo, sullo stesso circuito, torna e vince: un cerchio che si chiude, una risposta al destino.
La F1 lo riconosce come un talento puro, e nel 2010 arriva la chiamata della Renault. Dietro le quinte, però, c’è la sliding door più grande: un pre-contratto con Ferrari per il 2012, un sogno che sembrava già scritto. Poi il 6 febbraio 2011, durante il rally di Andora, tutto si spezza davvero: l’incidente che gli devasta il braccio destro e cambia la traiettoria della sua vita.
La maggior parte dei piloti avrebbe appeso il casco al chiodo. Kubica no.
Torna come riserva Williams, poi come titolare nel 2019. È un rientro complicato, segnato da limiti fisici reali ma da una dignità rara. Continua come tester Alfa Romeo, sostituendo anche Räikkönen nel 2021: un altro capitolo di resilienza silenziosa.
E poi arriva il riscatto definitivo: Le Mans 2025, vinta con la Ferrari satellite #83. L’uomo che avrebbe dovuto diventare pilota Ferrari, e che non poté, conquista uno dei trofei più prestigiosi proprio con i colori del Cavallino.
È l’ultimo capitolo (al momento) di una storia che parla di ciò che significa non arrendersi mai, anche quando tutto dice che dovresti.