1982

Susie Stoddart Wolff - Keke Rosberg

Il 6 dicembre 1982 nasce a Oban, in Scozia, Susie Stoddart Wolff, una delle figure più influenti e determinanti nel percorso moderno delle donne nel motorsport. La sua carriera comincia nelle formule minori e nel DTM, ma è il suo ingresso in Formula 1 a segnare un punto di svolta: quando la Williams la ingaggia come development driver, Susie diventa una delle pochissime donne dell’era contemporanea a scendere in pista durante un weekend di GP, guidando nelle prove libere del 2014 e del 2015. Un momento che ispirerà un’intera generazione di ragazze.

La sua storia, però, va oltre il sedile di una monoposto. Dopo il ritiro dalle competizioni, Susie si dedica all’obiettivo che oggi definisce la sua missione: costruire un futuro del motorsport più equo e accessibile. Da team principal del Venturi Racing in Formula E dimostra capacità manageriali di altissimo livello, portando la squadra ai risultati migliori della sua storia. Poi crea "F1 Academy", il progetto voluto da Liberty Media per sostenere e far crescere il talento femminile nelle corse, trasformandolo in un percorso strutturato che mira davvero a traghettare le pilote verso la Formula 1.

Determinazione, visione e autenticità hanno reso Susie Wolff una voce rispettata ben oltre il paddock. Non solo ha mostrato che una donna può competere ai livelli più alti, ma ha anche lavorato per cambiare dall’interno un sistema che per decenni ha escluso metà della popolazione mondiale. Oggi il suo nome è sinonimo di progresso, rappresentanza e lotta per un motorsport che sia anche più giusto.


 

1948

Susie Stoddart Wolff - Keke Rosberg

Il 6 dicembre 1948 nasceva a Solna (Stoccolma) Keke Rosberg, campione del mondo 1982 e figura tra le più affascinanti e meno celebrate della Formula 1. Il suo titolo rimane una rarità nella storia del campionato: in quella stagione caotica e imprevedibile, con 11 vincitori diversi in 16 Gran Premi, Rosberg riuscì a conquistare la corona iridata pur avendo ottenuto una sola vittoria. Un trionfo costruito non sulla forza bruta di un’auto dominante, ma sulla capacità di sopravvivere, leggere le gare e capitalizzare ogni occasione.

La sua carriera fu un inno al coraggio. Rosberg guidava con uno stile audace, spesso al limite, e mostrava una naturalezza quasi disarmante nel domare vetture difficili e potenti. Rimane iconica la scena del Gran Premio di Silverstone 1985, quando, prima di salire sulla Williams-Honda turbo, schiacciò la sua inseparabile sigaretta sul muretto e poi si lanciò in un giro da leggenda. Quella pole position, ottenuta a oltre 260 km/h di media, divenne un simbolo della sua filosofia: tutto o niente. I suoi colleghi lo rispettavano profondamente proprio per questo spirito indomabile, per la capacità di andare sempre oltre ciò che sembrava possibile.

Il lascito di Keke non si ferma ai suoi risultati: nel 2006 suo figlio Nico Rosberg debuttò in Formula 1 proprio con la Williams, la squadra che aveva accompagnato il padre al titolo. Dieci anni più tardi, nel 2016, Nico diventerà campione del mondo, facendo dei Rosberg la seconda dinastia iridata della storia della F1 dopo Graham e Damon Hill.




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