1944

Nasceva Ronnie Petereson

La Formula 1 è uno sport epico anche perché è pieno di re senza corona: talenti enormi che non sono mai diventati campioni del mondo, spesso per dettagli, incastri, o svolte tragiche.

Ronnie Peterson è uno di loro. Un uomo autentico, un pilota coraggioso: Niki Lauda arrivò a definirlo probabilmente il migliore tra quelli che non si sono mai laureati campioni del mondo. Alla velocità assoluta Ronnie accoppiava una padronanza della macchina stupefacente, quel talento raro di spremere sempre il massimo da ciò che aveva tra le mani. Qualcuno disse persino che non poteva essere un grande collaudatore proprio per questo: perché la monoposto, con lui, dava tutto.

La sua storia nasce anche da un dettaglio quasi artigianale: in Formula 3 la prima monoposto venne assemblata dal padre, ricavandola con alcuni collaboratori da un vecchio telaio. E poi l’immagine: il casco inconfondibile, con i colori della Svezia e quella fascia superiore giallo-ocra che lo rendeva riconoscibilissimo.

I numeri servono solo a dare corpo alla grandezza: 123 Gran Premi, 10 vittorie, 14 pole, 26 podi. E servono anche a spiegare perché compagni come Fittipaldi e Andretti lo “soffrissero”: Ronnie non era mai arrendevole e mal sopportava regole e giochi di scuderia. Nel 1978 tornò in Lotus con uno status da grande pilota, ma con un contratto che lo confinava di fatto al ruolo di seconda guida.

Poi Monza, 1978: una catena di eventi storti già dal sabato, la monoposto distrutta in qualifica e la necessità di adattare per la gara la Lotus dell’anno precedente. La partenza fu confusa, e in terza fila Peterson tardò un istante a capire che la gara fosse davvero avviata. Subito dopo arrivò l’impatto, il fumo nero, le fiamme: immagini tremende, eppure Ronnie non morì in pista. Peterson era cosciente, devastato alle gambe, portato via in barella e capace persino di alzare un braccio verso il pubblico.

In ospedale venne operato per ridurre le fratture, ma durante l’intervento sopraggiunse un’embolia: una fine beffarda, che trasformò la tragedia in una storia nella storia. Oggi, nel giorno della sua nascita, resta il ricordo di un pilota coriaceo, irriducibile, capace di domare le monoposto di un’epoca in cui servivano controsterzo, forza e “manico” vero.




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