
Il compleanno “vero” di Enzo Ferrari è un piccolo giallo che sembra scritto apposta per la sua leggenda: 18 febbraio 1898, Modena. Solo che all’anagrafe risulta 20 febbraio. La versione più accreditata racconta di una nevicata così intensa da ritardare di due giorni la registrazione: una di quelle storie in cui la provincia emiliana, il freddo e il ferro si mescolano già al mito.
È un dettaglio perfetto per ricordare oggi la nascita di un uomo che ha sempre controllato la propria narrazione con la stessa cura con cui controllava un team: riservato, spigoloso, capace di far convivere romanticismo e durezza. “Il Drake”, lo chiamavano. E intorno a lui, la Formula 1 è diventata più di uno sport: una corte, con gerarchie, rivalità, vittorie anche a costo di consumarsi.
Quando nel 1950 nasce il Mondiale, la Ferrari c’è. E ci resterà sempre: l’unica squadra presente in ogni stagione del campionato, dal primo anno a oggi.
Durante la sua vita, la Ferrari costruisce un palmarès che è già storia: 9 titoli Piloti e 8 titoli Costruttori arrivano mentre Enzo è ancora lì, a Maranello, con quell’idea quasi ossessiva di meritare la vittoria prima ancora di pretenderla. Poi, nell’estate del 1988, se ne va in silenzio: muore il 14 agosto, ma chiede che la notizia venga resa pubblica solo dopo il funerale. Anche l’addio, a modo suo, resta un atto di controllo. Due Gran Premi dopo, a Monza, in una stagione difficilissima, succede l’impensabile: la Ferrari firma una doppietta con Gerhard Berger davanti a Michele Alboreto. Come se il destino avesse voluto concedere al Vecchio un ultimo inchino nella sua cattedrale.
Oggi, per ricordare Enzo nel giorno della sua nascita “vera”, vale la pena tornare a Modena anche solo con la mente: la sua casa è diventata un luogo di pellegrinaggio, e il museo dedicato a lui ha aperto le porte nel 2012. Perché certe storie non finiscono: cambiano forma, diventano cultura, identità, perfino ossessione. E in Formula 1, poche ossessioni hanno avuto un nome così chiaro: Enzo Ferrari.