
Il 20 febbraio 1997, a quasi tre anni dall’impatto al Tamburello, la Formula 1 torna a Imola in un modo che nessuno avrebbe voluto: non con il rombo di motori, ma con il rumore sordo di un’aula di tribunale. Sul banco degli imputati finiscono Frank Williams, Patrick Head e Adrian Newey, insieme a figure legate all’organizzazione dell’evento: l’accusa è pesantissima, omicidio colposo per la morte di Ayrton Senna.
È un passaggio storico perché, per la prima volta, la F1, abituata a metabolizzare tragedie con comunicati e minuti di silenzio, si trova costretta a fare i conti con una domanda che non può più rimanere rinchiusa dentro un box: di chi è la responsabilità, quando la tecnologia fallisce e porta via un campione? Al centro del processo c’è la FW16 e, soprattutto, la questione del piantone dello sterzo e delle modifiche apportate in quel tratto delicatissimo, dove una scelta "piccola” può diventare definitiva.
La sentenza di primo grado arriva il 16 dicembre 1997: tutti assolti, con formule diverse. Williams, Head e Newey “per non aver commesso il fatto”; altri imputati “perché il fatto non sussiste”. Ma l’assoluzione non è una carezza: è la fotografia di un limite. Perché anche quando un giudice chiude un fascicolo, il motorsport continua a convivere con ciò che resta aperto, i dettagli tecnici, i tempi concitati di quel weekend, le procedure di sicurezza che allora erano ancora in costruzione.
E infatti la vicenda non si esaurisce lì: negli anni successivi arriveranno altri passaggi giudiziari e interpretazioni diverse, fino ai temi della prescrizione e alle code di un caso che, periodicamente, riemerge come un’ombra lunga sulla storia moderna della categoria.
Quel processo resta un simbolo: la consapevolezza che la memoria di Senna non è soltanto un santuario emotivo. È anche una responsabilità concreta, fatta di metalli, saldature, controlli, procedure. Perché la sicurezza che oggi diamo per scontata è figlia anche di queste ferite: non di una singola sentenza, ma della somma dolorosa di domande che sono uscite fuori dalle 4 pareti di un box