
Quella domenica a Montréal la Formula 1 capì che il ragazzo arrivato da pochi mesi non era soltanto un talento. Era già pronto a vincere.
Dopo cinque gare e cinque podi consecutivi, al sesto appuntamento della carriera in Formula 1, Lewis Hamilton conquistò il suo primo successo. Un risultato che oggi può sembrare inevitabile, ma che allora aveva qualcosa di straordinario: un debuttante che guidava il Mondiale davanti al due volte campione del mondo Fernando Alonso, suo compagno di squadra alla McLaren.
Sul circuito Gilles Villeneuve Hamilton gestì una gara caotica, interrotta da ben quattro Safety Car. Mentre alle sue spalle succedeva di tutto, lui rimase lucido, controllando il ritmo e allungando in classifica proprio su Alonso. A fine gara confessò di aver passato gli ultimi giri semplicemente contando le tornate che lo separavano dalla bandiera a scacchi.
La vittoria fu dedicata al padre Anthony, l’uomo che aveva sacrificato anni di lavoro e sacrifici economici per sostenere il sogno del figlio. “Senza di lui non sarebbe stato possibile” disse Hamilton sul podio.
Quel Gran Premio viene ricordato anche per il terribile incidente di Robert Kubica. La BMW Sauber del polacco colpì violentemente la Toyota di Jarno Trulli all’ingresso del tornantino, decollò contro le barriere e si distrusse in una delle immagini più impressionanti degli anni Duemila. Kubica uscì dall’abitacolo quasi illeso, un episodio che contribuì a dimostrare i grandi progressi compiuti dalla Formula 1 sul fronte della sicurezza.
Mentre il mondo guardava con sollievo alle condizioni del polacco, la storia aveva già scritto un altro capitolo: era il primo successo di Lewis Hamilton. Il primo di 105 vittorie, sette titoli mondiali e di una carriera destinata a cambiare per sempre i libri dei record della Formula 1.
Daniele Muscarella per formula1.it
Foto di Sky Sport DE