1978

GP Svezia 1978: la vittoria della Brabham Fan Car

Ad Anderstorp, nel Gran Premio di Svezia, Niki Lauda portò alla vittoria una delle vetture più discusse, geniali e irripetibili della storia: la Brabham BT46B, passata alla leggenda come “fan car”.

Era la risposta di Gordon Murray alla rivoluzione della Lotus 79 di Colin Chapman, la macchina che stava portando il concetto di effetto suolo in una nuova dimensione. La Brabham non poteva copiare quella strada fino in fondo, anche per via dell’ingombrante motore Alfa Romeo flat-12. Murray allora scelse una soluzione estrema: una grande ventola posteriore, ufficialmente pensata per il raffreddamento, ma capace anche di aspirare aria dal fondo e generare un’enorme deportanza.

Il risultato fu quasi surreale. Lauda non aveva la macchina più elegante, né la più amata dal paddock, ma aveva tra le mani un’arma tecnica formidabile. Dopo aver superato Mario Andretti, il tre volte campione del mondo scappò via con una naturalezza quasi imbarazzante. Sul traguardo precedette Riccardo Patrese su Arrows e Ronnie Peterson su Lotus, ma la vera classifica di quel giorno sembrava divisa in due: Lauda e la sua Brabham da una parte, tutti gli altri dall’altra.

La polemica esplose subito. Gli avversari accusarono la BT46B di essere una vettura ad aerodinamica mobile mascherata da sistema di raffreddamento. Colin Chapman, il padre della Lotus a effetto suolo, sostenne che quella ventola fosse molto più grande del necessario. Brabham rispose appellandosi alla lettera del regolamento: la funzione primaria era raffreddare, il resto era una conseguenza.

La cosa più affascinante è che la macchina non venne squalificata. La vittoria di Lauda rimase valida. Eppure la “fan car” sparì per sempre dalla Formula 1 dopo una sola gara. Bernie Ecclestone, proprietario della Brabham e figura ormai sempre più centrale nella politica del Circus, preferì ritirarla per non aprire una guerra con gli altri team. In quel 1978 stava consolidando il proprio peso nella FOCA e aveva bisogno del consenso dei costruttori più di quanto avesse bisogno di un’altra vittoria tecnica.

Così la BT46B diventò leggenda proprio perché non ebbe il tempo di diventare normale. Vinse, fece infuriare il paddock, mise paura agli avversari e poi scomparve. Una meteora perfetta: troppo intelligente per essere accettata, troppo efficace per essere ignorata.

Daniele Muscarella per formula1.it 

Foto di ClubAlfa.it




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