1936

Nasceva Denny Hulme

Il 18 giugno 1936 nasceva Denny Hulme, l’uomo che la Formula 1 avrebbe imparato a conoscere come “The Bear”. Un soprannome perfetto: non per costruire un personaggio, ma perché Hulme era davvero così. Ruvido nei modi, essenziale nelle parole, lontano da qualsiasi teatralità. Un pilota che non cercava la scena.

Arrivò in Europa dalla Nuova Zelanda, cresciuto tra motori, camion e lavoretti pratici, con una concretezza che non lo avrebbe mai abbandonato. Prima la Formula 2, dove nel 1964 chiuse secondo dietro Jack Brabham. Poi proprio Brabham gli aprì la porta della Formula 1, facendolo debuttare nel 1965 a Monaco.

Il 1967 fu l’anno della consacrazione. Vinse a Monaco, poi sul vecchio Nürburgring e conquistò il titolo mondiale battendo proprio Jack Brabham, il capo squadra, il mentore, l’uomo che aveva costruito la macchina e il team. Denny fece più punti, sbagliò meno, resistette più a lungo.

Hulme è l’unico neozelandese ad aver vinto il Mondiale Piloti. Eppure la sua grandezza non si esaurisce in quella stagione. Dal 1968 passò alla McLaren, accanto al connazionale Bruce McLaren, diventando una figura fondamentale per la crescita del team. Con la McLaren vinse ancora, raccolse podi, attraversò anni durissimi e contribuì a dare solidità a una squadra che sarebbe diventata una delle grandi case della Formula 1.

Parallelamente dominò anche in Can-Am, dove il binomio Bruce McLaren-Denny Hulme divenne quasi leggendario. Macchine potentissime, regolamenti più liberi, velocità estreme: un mondo perfetto per un pilota capace di convivere con il rischio senza trasformarlo in spettacolo. Hulme vinse il campionato Can-Am nel 1968 e nel 1970, confermando una versatilità che oggi forse viene ricordata meno di quanto meriterebbe.

Morì il 4 ottobre 1992, durante la Bathurst 1000, colpito da un infarto mentre era ancora al volante. Anche in quel momento, raccontano le cronache, riuscì a fermare la vettura senza travolgere nessuno.

Denny Hulme è stato un campione senza retorica, un uomo difficile da decifrare e impossibile da ignorare. “The Bear”, appunto: silenzioso, potente, indimenticabile.

Daniele Muscarella per formula1.it 

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