1983

GP Detroit 1983: il capolavoro di Alboreto

Il 5 giugno 1983 Detroit celebrò uno dei successi più belli e improbabili della carriera di Michele Alboreto. In mezzo ai muretti del cittadino americano, su un tracciato durissimo che metteva a dura prova uomini e macchine, il pilota milanese portò alla vittoria una Tyrrell che sulla carta non aveva le armi per battere i giganti della Formula 1.

Alboreto scattava soltanto dalla sesta posizione, mentre davanti a lui c’erano vetture più veloci e meglio equipaggiate. Ma quella domenica contavano anche l’intelligenza tattica, la capacità di gestire le gomme e la resistenza meccanica. La Tyrrell scelse una strategia diversa da quella dei rivali, restando in pista mentre molti dei protagonisti effettuavano la sosta ai box.

La gara cambiò definitivamente volto al 51° giro. Nelson Piquet, campione del mondo in carica e leader della corsa con la Brabham-BMW, fu tradito da una foratura che lo costrinse a rientrare ai box. Alboreto ereditò così il comando e non lo lasciò più, resistendo al ritorno del futuro campione del mondo Keke Rosberg.

Sotto la bandiera a scacchi arrivò una vittoria storica. Era il secondo successo in Formula 1 per Alboreto dopo Las Vegas 1982, ma soprattutto sarebbe rimasto l’ultimo trionfo della leggendaria Tyrrell. La squadra fondata da Ken Tyrrell, quella che aveva portato Jackie Stewart a tre titoli mondiali negli anni Settanta, non avrebbe mai più vinto un Gran Premio.

Per Alboreto fu una consacrazione. Due anni più tardi sarebbe diventato il simbolo della rinascita Ferrari, arrivando a sfiorare il titolo mondiale nel 1985. Ma quel pomeriggio di Detroit raccontò perfettamente chi fosse Michele: veloce, intelligente, concreto e capace di trasformare un’occasione in una pagina di storia.

Daniele Muscarella per formula1.it 

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